Manifesta 15 a Barcellona curata da Sergio Pardo dal titolo Cure and Care, Imagining Futures e Balancing Conflicts, i tree cluster che ne hanno definito i focus, ruota attorno all'area metropolitana della città, dodici luoghi che affrontano il presente attraverso le problematiche che stanno vivendo e proponendo soluzioni future attraverso visioni sostenibili, giustizia e inclusione legate non solo al centro città ma anche all'area metropolitana. Per visitare le numerose sedi sono necessari tre giorni in quanto gli spostamenti con i mezzi pubblici impegnano circa un ora, ma tutte le sedi esterne sono ben collegate ma l'ideale è focalizzarsi sui cluster ed esplorarli uno ad uno.
Cure and Care indaga il potere terapeutico della cultura e la connessione tra mente, corpo e ambiente ed è situato al Monastero di Sant Cugat e la Collserola con le città di Granollers, Sabadell, Sant Cugat del Vallès e Terrassa, protagoniste della rivoluzione industriale catalana. Le sedi ospitano i lavori di numerosi artisti tra cui Antoni Miralda, Bea Bonafini Chiara Camoni, Diana Policarpo, Eva Chettle, Fanja Bouts, Judy Chicago, MASBEDO, Tanja Smeets e Wu Tsang in dialogo con i luoghi che li ospitano e la loro storia.
Balancing Conflicts è dedicato al tema dello sviluppo e della conservazione e si sviluppa all'interno di Casa Gomis, costruita nel 1963 dall'architetto Antoni Bonet con i lavori di Anca Benera & Arnold Estefan, Carlos Pérez Siquier, Fina Miralles, Larry Achiampong, Paisanaje, Ruta Putramentaite che rivivono la casa e lo spazio circostante, ma anche la sede dell'editore Gustavo Gili e due magazzini dell'ex-distretto tessile.
In fine Imagining Futures si concentra sull'area del fiume Besòs, simbolo di rinascita e sviluppo sostenibile in una zona caratterizzata da disuguaglianze socioeconomiche con le Tre Ciminiere di Sant Adrià, un residuo dell'era industriale dismesso nel 2011, che diventano il luogo dove i lavori trovano luogo, Mike Nelson, Claire Fontaine, Jeremy Deller e numerosi altri artisti invitati interagiscono con lo spazio industriale e affontano il tema sociale attraverso la sua storia. Il cluster inoltre presenta una seconda sede a Matarò all'interno del carcere, utilizzato come prigione politica sotto il regime franchista, dove si trovano le opere di Asad Raza e Domènec, una riflessione inclusività e giustizia sociale.
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giovedì 17 ottobre 2024
Manifesta 15 | Barcellona
sabato 30 giugno 2018
Manifesta 12 _ Report from Palermo
Manifesta per la sua dodicesima edizione è stata ospitata da Palermo, un occasione per scoprire i progetti sviluppati per la biennale europea nomade e i numerosi luoghi coinvolti della città fra le sedi ufficiali, i progetti 5x5x5 e i collaterali. Il giardino planetario. Coltivare la coesistenza è il tema scelto dai curatori Bregtje van der Haak, Andrés Jaque, Ippolito Pestellini Laparelli e Mirjam Varadinis, come un dialogo fra la città e la manifestazione sul ruolo storico-sociale.
Il Teatro Garibaldi è il fulcro di quest'edizione, luogo per incontri, workshop e proiezioni fino alla chiusura della biennale; da qui inizia la mia selezione dei progetti e delle sedi che più mi sono piaciute. Nelle vicinanza del teatro si trova l'installazione della performance Palermo Procession di Marinella Senatore messa in scena durante i giorni del vernissage. Da qui spostatevi all'orto botanico che ospita i lavori di Michael Wang, Malin Franzen e Alberto Baraya con il suo erbario di piante artificiali, l'associazione Radiceterna presenta una biblioteca dedicata al tema con un opera video di Allora&Calzadilla; nella vicinanze si trova il Palazzo Forcella De Seta messo in sicurezza e aperto per l'occasione che espone l'opera di Patricia Kaersenhout con il progetto The soul of salt, Erkan Ozgen e Forensic Oceanography con delle video installazioni relative all'immigrazione e le tratte mediterranee. Palazzo Butera, sito in restauro e riqualificazione, al primo piano si presenta l'opera di Fallen Fruit sul commercio internazionale e la contaminazione sociale attraverso le differenti varietà di frutti oltre al video di Melanie Bonajo che mette in luce l'alienazione della popolazione occidentale. Da qui si può passare all'oratorio di San Lorenzo con l'audio della performance di Nora Turato e al Giardino del Giusti. Lungo via Maqueda si incontra il lavoro di Yuri Ancarani per poi arrivare ai Quattro Canti con l'installazione-performance TUTTO di Matilde Cassani, un interazione culturale del barocco contemporaneo siciliano caratterizzato dalla contaminazione culturale. Al vicino Palazzo Costantino si trovano gli scatti di Roberto Collavò sulla costa a sud di Palermo e il progetto dei Masbedo, un indagine sociale sulla Palermo contemporanea. Per terminare a Palazzo Ajutamicristo vi sono le opere di Filippo Minelli, James Bridle e The Peng! collective con Call a Spy.
L'interazione fra la città e Manifesta porta sapientemente il visitatore alla scoperta di luoghi spesso non accessibili e chiusi di Palermo attraverso le vie del centro storico. Facile è rimanere colpiti dalle sedi della biennale come Santa Maria dello Spasimo e l'Oratorio di San Lorenzo, o per chi ha avuto l'occasione di vedere l'opera dei Masbedo all'archivio di Stato, rimasta aperta solo pochi giorni durante il vernissage. Per gli appassionati d'arte come il sottoscritto è un evento da non perdere, rimarrà aperto fino al 4 novembre 2018, interessanti sono gli artisti e i progetti sviluppati ad hoc, mentre per chi ancora non fosse convinto di andarci ve la consiglio! oltre all'arte contemporanea che ha invaso la città, Palermo offre arancini e cannoli deliziosi, per quest'ultimi consiglio quella delle monache di clausura del convento di Santa Caterina.
domenica 28 agosto 2016
Manifesta 11 in Zurich _ The European Biennial of Contemporary Art
A Zurigo fino al 18 settembre si potrà visitare Manifesta 11, Biennale Europea d'Arte Contemporanea errante. L'espisizione dal titolo "What People Do for Money: Some Joint Ventures", curata dall'artista tedesco Christian Jankowski assieme a all’inglese Francesca Gavin, presenta trenta progetti sviluppati ad hoc fra gli artisti internazionali chiamati a partecipare e gli host zurichesi, una serie di professionisti - medici, commercianti, poliziotti, addetti al turismo e altri - che hanno interagito con gli artisti, i quali hanno elaborato le proprie opere avvalendosi dell'aiuto gli host o semplicemente trendone ispisazione, una da presentare all'interno degli spazi di lavoro dell'host e una per le due sedi di Manifesta, a Lowenbraukunst e alla Helmhaus. La Biennale svolta in svizzera porta il visitatore a scoprire la città, le sue professioni e numerosi luoghi per culminare nel Pavillon of Reflections, struttura in legno galleggiante sul lago, dove vedere lo storytelling dei progetti presentati per Manifesta 11. Fra gli artisti chiamati a partecipare alla manifestazione troviamo Carles Congost, Simply the Best, Maurizio Cattelan, Marguerite Humeau, Teresa Margolles, Santiago Serra e Shelly Nadashi.
Non poso paragonare questa edizione con le precedenti di Manifesta, essendo la prima che visito, però ho trovato questa di Zurigo molto interessante, ricca di spunti e contenuti; non è un esposizione fine a se stessa ma strutturata essendo presenti due progetti per artisti, collocati nel classico spazio del museo e dove sono stati sviluppati, permettendo di individuare relazioni e analogie fra essi. Manifesta 11 nella sua selezione di opere condensa l'esposizione nelle due sedi principali, non toroppo grandi, affiancndo i progetti sviluppati con alcuni artisti internazionali scelti per l'occasione e una serie di riflessioni del curatore sull'arte oggi che guidano lo spettatore fra le differenti opere. Vi consiglio di recuperare le "schede della meditazione" e leggerle prima di iniziare il giro, come anche dedicare una serata al Pavillon of Reflections per guardare i video che spiegano i progetti così che potrete apprezzare di più i progetti esposti. Ovviamente non dimenticate di fare un giro al Cabaret Voltaire!
Non poso paragonare questa edizione con le precedenti di Manifesta, essendo la prima che visito, però ho trovato questa di Zurigo molto interessante, ricca di spunti e contenuti; non è un esposizione fine a se stessa ma strutturata essendo presenti due progetti per artisti, collocati nel classico spazio del museo e dove sono stati sviluppati, permettendo di individuare relazioni e analogie fra essi. Manifesta 11 nella sua selezione di opere condensa l'esposizione nelle due sedi principali, non toroppo grandi, affiancndo i progetti sviluppati con alcuni artisti internazionali scelti per l'occasione e una serie di riflessioni del curatore sull'arte oggi che guidano lo spettatore fra le differenti opere. Vi consiglio di recuperare le "schede della meditazione" e leggerle prima di iniziare il giro, come anche dedicare una serata al Pavillon of Reflections per guardare i video che spiegano i progetti così che potrete apprezzare di più i progetti esposti. Ovviamente non dimenticate di fare un giro al Cabaret Voltaire!
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