sabato 25 febbraio 2017

Soloviere _ spring/summer 2017

 Silhouette essenziali, forme semplici e materiali naturali caratterizzano le calzature di Soloviere brand francese disegnato dalla designer Alexia Aubert. La tomaia è un unico pezzo arricciato che assemblato alla suola da vita alla calzatura, partendo dalla rivisitazione di forme tradizionali il risultato è un prodotto dal design contemporaneo. Le sneakers, le derby e i mocassino per la collezione spring/summer 2017 sono caratterizzati da accostamenti di colori e grafiche a contrasto.

giovedì 23 febbraio 2017

Usual _ spring/summer 2017


Usual è un brand streetwear d'ispirazione military-workwear che propone una contaminazione di culture e mondi differenti, la collezione spring/summer 2017 evoca la nostalgia degli anni '90 e delle sue subculture underground. La produzione è interamente made in Italy, attenta al dettaglio e alla qualità dei tessuti scelti, così da proporre un prodotto ricercato dal taglio confortevole, comodo e trasversale.

lunedì 20 febbraio 2017

Interview with Vittoria Gerardi


Vittoria Gerardi, classe 1996 a Venezia, è giovane fotografa italiana sperimentale. Il suo lavoro è caratterizzato da un "collage" in camera oscura dove le foto vengono sviluppate e modificate sapientemente attraverso un processo di addizione/sottrazione. Ha pubblicato Confine, il suo primo lavoro riguardo alla Death Valley in California che potete trovare qui. Di seguito l'intervista con Vittoria.

Chi è Vittoria Gerardi? qual'è il percorso che ti ha portato a diventare fotografa?
Due cose abbastanza elementari, una macchina fotografica e la voglia di scattare; scattare è sempre stato più naturale del vedere per me. Il vedere coglie troppo, troppe informazioni e angolazioni assieme, e succede che a volte non vedi. Il fotografare invece costringe a ritagliare, a distillare frammenti concentrati di realtà.
Ho iniziato a fotografare sempre più spesso, fino a trasformare quella pratica quotidiana in una necessità che sentivo di continuare a nutrire. Decisi di andare in America dopo il liceo, per approfondire quella passione in un terreno più fertile, in cui la fotografia come percorso artistico era un’esperienza possibile. E così effettivamente è stato.

I tuoi scatti sono caratterizzati da un lavoro di post-produzione in camera oscura, quasi un collage fra luce e ombre, fra i soggetti della foto e l'assenza dello spazio che crea. Come avviene questo processo? Qual’è l'esigenza, se così si può definire, che ti porta a ciò?
Ricreare un luogo fotografato come spazio d’esperienza umana, che lascia all'osservatore la possibilità di interagire e di comunicare le sue emozioni, ogni volta diverse rispetto al suo stato d’animo. È un processo che parte dalla registrazione di una realtà visiva attraverso il negativo fotografico e si sviluppa con la sua rielaborazione in camera oscura, per restituire quella realtà nella sua forma più intuitiva.
Nella serie fotografica “Confine” scattata nel deserto della Death Valley, lo scontro con una natura ostile che annulla ogni possibilità di resistenza fisica dell’individuo, diviene esperienza umana d’incontro con il limite. La forma che accoglie più intuitivamente questa percezione è quella della linea: sottile, centrale, impalpabile; massiccia, decentrata, violenta; monumentale o eterea. Ma anche quella della montagna, e altre forme elementari. È la trama del negativo che mi suggerisce se aggiungere o togliere materia, come comporla. È poi la forma a guidare il colore ed orchestrare le tonalità. Sono in sintesi, tre elementi che collaborano, la materia come spazio-presenza, la forma come intuizione della materia e il colore, come espressione della forma.

Confine è il tuo progetto relativo alla Death Valley che è diventato poi libro, mi puoi parlare di questo lavoro? come nasce e cosa caratterizza questi scatti?
Confine nasce da un viaggio in moto dalla costa Est a quella Ovest d’America; un viaggio che più di altri, forse per la vastità del territorio, si è trasformato in un attraversamento di confine fisico e psicologico. La serie fotografica si concentra sul deserto della Death Valley in California, per la sua immediatezza e vicinanza espressiva al significato del viaggio. Le estreme condizioni di luce e tempo del paesaggio, percepite come limite visivo ed impedimento fisico, vengono riprodotte combinando la manipolazione del negativo e un processo di sviluppo alternativo in camera oscura. Sono frammenti di realtà, linee di paesaggio e soprattutto composizioni d’esistenza, immersi nelle infinite sfumature del deserto. Il paesaggio della Death Valley è un ritratto esistenziale: “l’angoscia della morte e la meschinità della vita” nella poesia di Zabriskie Point.

sabato 18 febbraio 2017

Sage de Cret _ spring/summer 2017


Sage de Cret è un brand giapponese caratterizzato da rigore e essenzialità che presenta outfit uomo sapientemente bilanciati. Il know-how artigianale unito alla ricerca dei materiali uniti allo stile di Kimitoshi Chida da vita ad un prodotto casual/military per la stagione spring/summer 2017.

giovedì 16 febbraio 2017

NAUTILUS - PART 1 _ @ Marselleria


La Marsèlleria ospita  "Nautilus - Part 1" a cura di Zoe De Luca. “Ecco una biblioteca che formerebbe il vanto di parecchi palazzi sulla terra, capitano” dissi. “Mi stupisce molto il fatto che siate riuscito a portarla con voi nelle profondità dei mari.”, il dialogo tratto da Ventimila leghe sotto i Mari introduce la collettiva caratterizzata da un compromesso/confronto fra artisti differenti sulla tradizione/memoria caratterizzata da una conversazione/ricostruzione contemporanea/storica. Luca Pozzi, Mishka Henner, Malaxa (Alicia Mersy & Tabita Rezaire), Elena Radice, Clement Valla, Guan Xiao sono gli artisti selezionati come segno della globalizzazione e del mondo dell'arte contemporaneo mettendo in mostra forme e mezzi espressivi differenti caratterizzati da questi binomi.

domenica 12 febbraio 2017

Asics White Collection by JYUNI

 Asics presenta la White collection con JYUNI, tre pezzi caratterizzati da dettagli tecnici ispirati al mondo digitale. La struttura del tempo e i vincoli che ne derivano, questo significa JYUNI in giapponese, caratterizza il design moderno ed essenziale che contraddistingue i capi genderless.

venerdì 10 febbraio 2017

Bubblegum by Emily Stein _ Hoxton Mini Press

 Emily Stein nel progetto Bubblegum pubblicato con Hoxton Mini Press immortala bambini alle prese con la gomma da masticare al mare in differenti luoghi come segno di libertà e leggiadria. Un gesto semplice e spontaneo che racconta la storia di ogni bambino immortalato in questo gesto. La pubblicazione si trova disponibile qui in edizione limitata assieme ad una stampa off set.

mercoledì 8 febbraio 2017

Interview with Marina Rosso

Marina Rosso, classe 1985, è fotografa italiana formata fra l'Italia e la Germania. Dalla sua residenza presso Fabrica nasce il progetto The Beautifule Gene che l'ha portata ad immortalare 208 persone con i capelli rossi in giro per l'Europa "catalogandoli" in base alle loro caratteristiche fisiche. Un progetto interessante sviluppato seguendo rigoroso che ho approfondito con piacere nell'intervista che vi propongo di seguito con Marina.

Chi è Marina Rosso e qual è il tuo percorso? 
 Sono una fotografa di fine art. Dopo aver conseguito la laurea triennale in Architettura a Udine, mi sono trasferita a Berlino per frequentare la scuola di fotografia Ostkreuzschule fuer Gestaltung und Fotografie seguita da una residenza artistica di due anni a Fabrica (il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton). Ho poi aperto con il regista Carlo Zoratti una società di produzione audiovisiva -Alpis- che sviluppa progetti sociali e narrazioni multimediali.

Vorrei soffermarmi nel tuo progetto The Beautiful Gene, come nasce e qual'è l'idea di questo lavoro?
Volevo parlare di bioetica dell'inizio della vita. Mi sono così imbattuta in una notizia online che ha dato vita al progetto: nel settembre 2011 Cryos International, la banca del seme più grande al mondo, ha smesso di accettare donatori dai capelli rossi perchè la domanda era troppo scarsa rispetto alla richiesta. The Beautiful Gene descrive quindi l'estinzione delle persone coi capelli rossi come una conseguenza di tipo estetica nell'iter della fecondazione artificiale. Oggi le donne single, che rappresentano più o meno la metà dei clienti delle banche del seme, tendono a scegliere un donatore basandosi sulla ricerca del "principe azzurro": un uomo perfetto, affascinante e sano, che abbia studiato nelle scuole migliori. Sempre più spesso, dunque, si progettano nuove vite non solo con l'idea di evitare gravi disabilità o malattie ma anche nell'intento di raggiungere una sorta di ideale personale. E i capelli rossi raramente rientrano in questi ideali. Dopo essere state offese, perseguitate ed emarginate per secoli, le persone con i capelli rossi sono sul punto di essere eliminate in una congiura fatta di questionari online, cliniche asettiche e sperma congelato. Ho così agito come un biologo conservazionista che classifica le variazioni genetiche di una specie come primo passo per preservarne la diversità e le componenti. Ho iniziato creando una matrice che potesse rappresentare il gene dei capelli rossi attraverso 48 categorie (altezza, colore degli occhi, tipologia dei capelli, corporatura). Poi, ho intrapreso un viaggio alla ricerca di uomini e donne che impersonassero queste categorie.

Mi potresti raccontare com'è avvenuta la ricerca e come si sono comportati i tuoi interlocutori? Qual'è il tuo risultato finale? 
 Negli ultimi anni sono proliferati molti meeting in cui le persone coi capelli rossi si incontrano per sentirsi appartenere a un gruppo visto che sono una minoranza (in media l'1% della popolazione ha i capelli rossi). Molti condividono storie di emarginazione e derisione, avvenute specialmente in età infantile. La mia ricerca si è quindi basata nello stilare la lista dei principali meeting europei e parteciparvi con il mio set fotografico. Il più grosso d'Europa si svolge a Breda e conta 1700 persone ogni anno. Tutte le persone che hanno partecipato al progetto sono state entusiaste e molto collaborative. In tutto ho fotografato 208 persone e ho selezionato 48 ritratti redatti in un libro.

Nel tuo ultimo progetto The OOracle indaghi la relazione attraverso le ricerca su google, mi puoi parlare di questo, delle relazioni fra le parole cercate e le immagini ad esse associate? 
Un mio collaboratore programmatore ha creato un software in grado di estrapolare le domande più frequenti che le persone digitano su Google Search. Tra i 10.000 risultati ottenuti, ho deciso di raffigurarne alcuni tra i più bizzarri. Visivamente ho cercato di rappresentare la stessa tensione surreale, accostando elementi contrastanti e colori accesi. Ho usato anche molti meme come elementi di partenza per creare le immagini. Mi piaceva l'idea di prendere delle immagini già esistenti nel web e ricrearne altre, simili ma diverse, per alimentare l'immaginario di internet.

domenica 5 febbraio 2017

Claudia Losi - Asking Shelter _ at Monica De Cardenas


La Galleria Monica De Cardenas dedica una persona all'artista Claudia Losi, che con piacere avevo intervistato qui qualche tempo fà, nella sede milanese dal titolo "Asking Shelter". La mostra presenta gli ultimi lavori dell'artista e prende il nome da una serie di sculture che riproducono capanne dalle forme primitive in rami di rosa e assemblati tramite una fusione a bronzo, un elemento primitivo per forma e significato che rimanda ad un tempo primordiale in cui l'uomo e la natura coesistevano e convivevano. Inoltre fra le opere esposte troviamo una serie di stampe su seta, tinte con colori vegetali, rappresentanti animali accostati per relazioni di somiglianza che rimarcano le relazioni che si creano in natura e il suo ecosistema. Sono esposti in fine una serie di lavori che celebrano le farfalle, animali metamorfici e fragili, come simbolo della natura e del rapporto dell'uomo in un contesto ecosistemico. 

venerdì 3 febbraio 2017

Uniqlo U _ Christophe Lemaire

 Di Christophe Lemaire mi piace lo stile pulito, le forme essenziali e il gusto senza tempo, quest'essenza viene trasportata anche nei capi di Uniqlo nella collaborazione consolidata fra le due realtà. La collezione spring/summer 2017 è contrastata da una monocromia nei colori e da una sovrapposizioni di materiali e pesi che creano outfit eleganti ed essenziali.
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