martedì 26 maggio 2020

Interview with Federico Clavarino

Federico Clavarino, classe 1984, è fotografo italiano che vive a Londra. I suoi scatti narrano temi come il potere, la storia e la rappresentazione attraverso la staticità dei paesaggio immortalato; un viaggio su cui soffermarsi e riflettere. Ha pubblicato numerosi libri tra cui Italia o Italia, Hereafter e Alvalade. Di seguito l'intervista con Federico. 

Chi è Federico Clavarino e qualՏ il percorso che ti ha portato a diventare fotografo? 
Alla fotografia mi ci sono avvicinato quasi per caso, almeno apparentemente. A ventidue anni mi ero trasferito a Madrid, era il 2007, e mi ero portato dietro una piccola macchina digitale che mi aveva venduto un amico di seconda mano. All'inizio era una maniera di dare forma all'esperienza strana di essere in un posto sconosciuto in cui non conoscevo nessuno e di cui non parlavo la lingua, e una maniera di comunicare con amici e famiglia. All'epoca non c'erano gli smartphones e la gente non professionista non si portava appresso macchine fotografiche se non per pratiche legate al turismo. Forse era anche una maniera di portarmi dietro qualcosa di mio padre, anche lui fotografo. Un giorno lavorando in un bar un compagno di lavoro mi parlò di un corso di fotografia in una scuola chiamata BlankPaper. Iniziai con un corso base di pochi mesi. A quell'epoca la scuola era fondamentalmente uno scantinato nel quartiere di Lavapies, e sembrava più una setta che una scuola. Dopo pochi anni crebbe fino a diventare un luogo d'incontro per una nutrita comunità di fotografi e di persone interessante alla fotografia. Fu in quel momento che iniziai ad insegnarci. Lasciai la scuola nel 2017, poco prima che chiudesse. E' in quegli anni che la fotografia diventò un'ossessione, e insieme il mio principale metodo d'indagine. In un certo senso è qualcosa che mi succede ancora adesso, la visione fotografica (che per come lo intendo io, è un ambito enorme ed antichissimo, precedente all'invenzione delle tecniche e delle pratiche discorsive che di solito raggruppiamo sotto il nome di fotografia) è a tratti l'oggetto e a tratti il metodo della mia ricerca. 

I tuoi scatti sono caratterizzati da una semplicità formale degli oggetti immortalati, uno sguardo personale che si sofferma e studia il soggetto, cosa caratterizza la tua ricerca? 
Penso che la semplicità formale di cui parli derivi dal fatto che per me la fotografia è, almeno in parte, riconducibile a un gesto. Come un gesto, una fotografia è qualcosa di momentaneamente arrestato e sospeso, ma è anche oggetto di una segnatura, ovvero qualcosa che acquisisce ogni volta un senso e una contingenza, una certa concretezza. E' anche un sintomo, un luogo di echi e di fantasmi. Nulla è immortalato in fotografia, è semplicemente dislocato, portato a fare parte di un sistema diverso, che è pervaso da determinate relazioni sociali e materiali che cambiano nel tempo. E' come se ogni singola fotografia fosse un nodo, ed il mio lavoro di fotografo consistesse nel tessere tele di cui io stesso sono parte. Il gesto dell'annodare e del tessere è anch'esso infatti parte della tela nel suo continuo sfaldarsi e ricostituirsi, così come l'atto di osservare e misurare lo è in un esperimento scientifico. La domanda è: dove finisce l'esperimento? 

sabato 23 maggio 2020

Half & Half _ BEAMS and Levi's

Half & Half è la capsule che nasce dalla collaborazione fra Beams e Levi's. Ogni singolo capo è composto da una metà tagliata sulla pezza di una tinta di indaco e dall'altra su un'altra, la cui differenza è un tono. Il risultato è un patchwork asimmetrico dal sapore retrò home made.

venerdì 22 maggio 2020

Untitled (ink on paper) _ ed 20 _ 108

Untitled (ink on paper) di 108 fà parte di una serie di chine disegnata durante la quarantena dall'artista che assieme a Scrapescreenprinting ha scelto di produrne una in edizione di 20 esemplari a due colori di formato 50x70 cm su carta Fedrigoni. L'edizione è acquistabile qui.

giovedì 21 maggio 2020

Gitman Bros. Vintage _ spring/summer 2020

Gitman Bros. Vintage per la spring/summer 2020 gioca con i tessuti a fantasia e ricerca una serie di grafiche portano ad un viaggio nel mondo, dalle grafiche tribali a quelle hawaiane, dai motivi folk dei nativi americani al minimalismo giapponese, il tutto all'insegna del colore e di un confortevole.

martedì 19 maggio 2020

On the Shoulders of Dwarfs _ Enej Gala _ Kresija Gallery


On the Shoulders of Dwarfs è la personale di Enej Gala presso la Kresija Gallery a Ljubljana. Sulla parete una serie di numerose tele di differenti dimensioni raffiguranti tassonomie che si riconfigurano come una collezione di beni ideologici odierni. Sono stati allestiti due white cube dove prende atto una performance di marionette, il cui movimento viene tracciato nello spazio per gli arti a carboncino. La mostra rimanda al detto Nani sulle spalle di giganti di Bernardo di Chartres dove spesso si viene limitati dai giganti ideologici, come un rapporto fra la cultura moderna e quella antica che limita il nostro agire verso una situazione di rottura per così giustificare la competenza e l'incompetenza di molti.

lunedì 18 maggio 2020

Margaret Howell _ spring/summer 2020

Margaret Howell è simbolo di eleganza ed essenzialità, di semplicità nelle forme e di qualità dei materiali. La collezione spring/summer 2020 unisce lo stile classico al militarty per colori e forme che compongono outfit contemporanei. 

domenica 17 maggio 2020

Caran d’Ache _ Paul Smith Edition

Paul Smith assieme a Caran d'Ache presenta una collezione di cancelleria a strisce colorare simbolo del designer inglese dai colori soft. Una serie di matite colorate Supracolor® Soft e una penna a sfera 849, ogni pezzo con il proprio astuccio in metallo dedicato.

sabato 16 maggio 2020

Interview with Driant Zeneli

Driant Zeneli, classe 1983, è artista albanese che lavora fra Tirana e Milano. La sua ricerca artistica è contraddistinta dall'idea di fallimento, utopia e sogno come elementi che aprono alternative possibili. Nel 2019 e nel 2011 ha rappresentato il padiglione albanese alla Biennale d'Arte di Venezia. Di seguito l'intervista con Driant.


Chi è Driant Zeneli e qual'è il percorso che ti ha portato a diventare artista?
Avevo 13 anni quando la mia famiglia mi propose di frequentare lo studio di un noto scultore nella mia città natale: Scutari. Il maestro scultore mi chiedeva di disegnare perfettamente la forma di una sfera bianca di gesso, disegnando a matita le ombre proiettate su di essa. Mi spiegava addirittura come si deve temperare una matita e mi faceva vedere i suoi disegni e sculture. Dunque, ricordo bene l’ansia che avevo quando entravo in quello studio enorme di scultura chiedendomi se ce l’avrei fatta un giorno a essere come lui. Per diverse ore e giorni disegnavo la sfera cancellando spesso quello che facevo per cercare di arrivare a disegnare precisamente le ombre proiettate sulla sfera. Spesso questo tentativo era un continuo fallimento. Dopo anni, capii che il Maestro non mi aveva raccontato un importante elemento, la quarta dimensione, il tempo, che fa cambiare tutto, anche le ombre proiettate sulla sfera bianca di gesso. In fondo, come diceva Samuel Beckett, fare l’artista è cercare il fallimento come nessun altro osa farlo. Attirato sempre dal fenomeno della caduta come fenomeno fisico e socio politico, mi chiedevo quando ero studente perché nelle lezioni storia d’arte non ci raccontassero mai di tanti artisti che sono ‘falliti’? Nel 2007 chiedo al professore di storia dell’arte all’Accademia delle Belle Arti di Macerata, dove studiavo, di tenere una lezione diversa da quelle a cui eravamo abituati. Una lezione a sorpresa ad alluni d’arte contemporanea sugli artisti ‘falliti’ e sul concetto del fallimento. Il professore all’inizio si mostrò entusiasta e mi disse di si, ma dopo un po’ di mesi decise di non farla più, facendo fallire il progetto. Per due anni l’ho raccontato come un progetto sul fallimento, fallito. Nel 2009 ho partecipato ad un laboratorio con Cesare Pietroiusti e gli ho raccontato il progetto. Mi ricordo il momento in cui Cesare mi disse: “se vuoi tengo io una lezione ai miei studenti allo IUAV a Venezia?”, così realizzai la prima lezione Bankrupt artists lesson n°… un’opera che continua ancora oggi a essere performata in diverse luoghi fino al Pompidou.

La tua rierca è caratterizzata dall'utopia, i tuoi lavori approfondiscono e si soffermano su temi che ci riguardano, dandovi però un taglio fantascientifico. Cosa ti spinge e come scegli i temi su cui lavori?
Penso che la fantascienza abbia une importante potere narrativo, dove politica, economia e società si mischiano con la fantasia. Riguardo i film speso mi sento più vicino al Realismo Magico che alla pura fantascienza, mi piace partire dal basso guardando in alto, tenendo sempre un piede o una mano legata alla gravità della terra. Di solito non scelgo mai un tema, mi butto su una cosa poi la curiosità mi porta a scoprire altre cose, così nasce una mia opera. Mi incuriosisco spesso cercando il tentativo di spostare i limiti, cadendo casualmente in luoghi sconosciuti, scoprendo così nuovi rapporti e dimensioni creati dal nostro legame con lo spazio reale e virtuale che occupiamo quotidianamente. Per questo considero l’utopia come necessità per continuare a credere in quello che facciamo.

A Tirana, per la Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo, hai lavorato sul tema della casa, come nasce l'idea e come si colloca nel progetto della Biennale?
La direzione della Mediterranea 18 Young Artists Biennale è stata una sfida importante, non avendo mai avuto ambizioni curatoriali, mi sono messo in un ruolo direzionale pieno di responsabilità. Questa avventura l’ho condivisa con amici professionisti come Jonida Turani, Maja Ciric, Ema Andrea, ALA Group / Maria Rosa Sossai e Alban Nimani&Rubin Beqo / Tulla Center e Eroll Bilibani, provenienti dal Kosovo, dalla Serbia, dall’Albania e dall’Italia, tutti insieme abbiamo lavorato per un anno per creare insieme un evento importante che per la prima volta si svolgeva tra Tirana e Durazzo, dove c’erano circa 300 artisti partecipanti e tanti altri eventi satelliti in città. La biennale fu inaugurata con un viaggio in nave con tutti gli artisti insieme da Bari verso Durazzo.
Il tema è nato spontaneamente partendo da una colonna importante della nostra società ‘La casa’ partendo da alcuni elementi da cui è composta la casa: Storia + Conflitto + Sogno + Fallimento = CASA. Quanto tempo ci vorrebbe per elencare gli elementi che costituiscono ciò che chiamiamo "casa"? E quanto tempo ci vorrebbe per individuare quelli che possono distruggerla? La storia, un archivio contenente quantità inimmaginabili di storie individuali, di cui rimane memoria o sono dimenticate. Il conflitto, per riflettere sul modo in cui condividiamo le nostre case. Il sogno, inteso come progetto di una casa, come diritto umano fondamentale di essere liberi di scegliere e desiderare la propria casa, reale o immaginaria che sia. Il fallimento, come resistenza interiore ai vari tentativi che mutano lungo il percorso di ricerca della casa dei sogni.

venerdì 15 maggio 2020

Homage to Archives _ Champion Japan

Champion Japan presenta la capsule Homage to Archives riproponendo una serie di pezzi d'archivio rivisitati. Il focus sono i capi degli anni '60, i colori della Reverse Weave cotton dai toni polverosi e spenti. T-shirt, felpe e camicie maniche corte caratterizzano la collezione che predilige le vestibilità morbide e le spalle a raglan.

giovedì 14 maggio 2020

New Balance 327 "Classic Grey"

 New Balance rispolvera e attualizza il modello 327 attualizzandole la silhouette e il color pack. Il bianco e il grigio viene alternato a seconda dei materiali utilizzati, la N diventa oversize, mentre la suola è di'ispirazione outdoor running.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...