martedì 30 giugno 2020

Interview with Sofia Silva

Sofia Silva, classe 1990, è un'artista italiana che utilizza la pittura come medium espressivo, lavorando spesso su parti della tela attraverso un processo di decostruzione. Fa parte del team di Turps Banana, magazine di pittura internazionale scritto ed edito da soli pittori. Di seguito l'intervista con Sofia.

Chi è Sofia Silva e qual è il percorso che ti ha portato a diventare artista?
Alcuni ricordi della prima infanzia mi fanno pensare che il percorso sia iniziato presto.
Fino a sei anni ho trascorso le estati a Ciammarita, in Sicilia, nella scuderia del nonno materno. Avevo un corpo minuto, una calotta cranica immensa e i capelli rasati. Durante il giorno cavalcavo il mio pony e intrappolavo le mosche nei bicchieri. Ho sempre detestato il riposino pomeridiano, così dalle due alle quattro sedevo sui gradini della porta d’ingresso a sgranare fagioli per la pasta ca fasuola 'ncirata. La stradicciola era deserta e l’unico oggetto che mi era dato guardare mentre sgranavo i fagioli era un cancello molto alto fatto di canne di bambù. Non vedevo nulla di quel che stava al di là del cancello e questo senso di visione occultata, quasi uno scudo ottico, arrivava a provocarmi male agli occhi e alla testa. È uno dei miei primi ricordi legati alla visione, o alla sua interdizione. Un altro ricordo risalente a quegli anni è parimenti importante, ma connesso alla composizione. Mi erano stati regalati cinque adesivi con cui avevo scelto di decorare il mio specchio. Ero vanitosa e dunque lo specchio rivestiva un valore capitale. Non sapevo come disporre gli sticker, se tre da un lato e due da un altro, tutti e cinque dallo stesso lato, due per lato e uno in cima. Trascorsi ore e ore a ragionare se ambissi a raggiungere una composizione armoniosa o stridente. L’armonia mi sembrava scontata, da stupidi, ma anche la disarmonia aveva un che d’ingenuo proprio perché cercava di fare il passo più lungo della gamba. Alla fine appiccicai uno sticker e lo rimossi il giorno dopo, esausta. In un certo senso quello specchio è stato il mio primo quadro.

Cosa caratterizza la tua ricerca artistica? Quali sono i temi che ti trovi ad approfondire?
La mia ricerca artistica è contraddistinta da una forte passione per la pittura intesa in senso puramente mediale. Con il passare del tempo ho capito che nella mia testa la pittura non differisce dalle scienze filosofiche e matematiche, quando dipingo mi sento un grammatico o un antico pitagorico che traccia le proprie scoperte aritmetiche sulle sabbie. Hai presente quella domanda che spesso viene posta nelle interviste: se dovessi resuscitare qualcuno e invitarlo a cena…? Ecco, io vorrei cenare con Clement Greenberg per capire come si relazionerebbe all'attuale. Ho sviluppato un’intolleranza per le immagini e per il culto a esse connesso. Non attingo da alcuna immagine, da nulla che può essere visto, quanto piuttosto dalla logica della visione o da pensieri di natura estetica. Nessuna narrazione, cerco l’intuizione; non il teatro, confido nell'evocazione; non rappresento alcuna illusorietà, ambisco a creare un oggetto. Il mio processo cambia di quadro in quadro ma cerco sempre di non padroneggiare nulla di quello che compio sulla superficie della tela. Per me la pittura è linguaggio, e più che dipingere quadri, li decostruisco.

lunedì 29 giugno 2020

UNIQLO and Theory _ military capsule

La nuova capsule di Theory per Uniqlo mescola stile militare e tagli sartoriali attraverso una serie di outfit caratterizzati dalla presenza della polo come capo a cui ruota attorno la collezione. Lavanda, viola, blu, verde oliva, nero e beige compongono la palette cromatica proposta da Theory nella capsule.

domenica 28 giugno 2020

Campionati di atletica dei Piccoli Stati d’Europa _ Riccardo Guasco

 La filatelica di San Marino celebra i Campionati di atletica dei Piccoli Stati d’Europa con una serie di francobolli disegnati dall'illustratore Riccardo Guasco. La serie raffigura atleti impegnati nel salto con l’asta, nella corsa dei 100 metri piani, nella corsa ad ostacoli e nel salto in lungo sono acquistabili direttamente dal sito della filatelica.

venerdì 26 giugno 2020

Maria Scarpulla _ Table

Maria Scarpulla presenta una serie di tavoli dalle linee essenziali. La designer belga sviluppa una collezione articoli in differenti dimensioni, pensati i diversi utilizzi a seconda della loro collocazione nell'ambiente domestico ma contraddistinti da una struttura metallica lineare e un piano in legno laccato in differenti colori.

giovedì 25 giugno 2020

Art Drive-In Generali @ Brescia

Art Drive-In è la mostra organizzata dall'associazione BelleArti al Garage Generali di Brescia. Un percorso tra progetti artistici, installazioni, murales, disegni di grandi dimensioni a cui si può accedere esclusivamente in auto in Via Pusterla 45. Agli artisti coinvolti, chiamati dalla Galleria Massimo Minini e Palazzo Monti, non è stato dato un tema specifico su cui lavorare ma è stato lasciato loro spazio purché rispettassero le grandi dimensione così da rendere fruibile i lavori a dovuta distanza; l'approccio è stato differente, dal site-specific alla grande tele, dalla foto all'installazione si larga scala; fra gli artisti coinvolti Ludovica Anversa, Stefano Arienti, Olivo Barbieri, Thomas Braida, Linda Carrara, Ambra Castagnetti, Enrico De Paris, Giovanni Gastel, Osamu Kobayashi, Davide Mancini Zanchi, Antonio Marras, Muna Mussie, Ozmo, Mimmo Paladino, Gabriele Picco, Antonio Riello, Leonardo Anker Vandal.

mercoledì 24 giugno 2020

Grace Weaver _ Book

Grace Weaver presenta il suo primo libro monografico raccogliendo tutti i lavori prodotti negli ultimi anni dalla prima mostra Little Sister. I suoi dipinti ad olio e acrilico raffigurano la vita quotidiana attraverso pose e sguardi, una narrazione quotidiana delle nuove generazioni. Il libro è disponibile dal sito dell'editore Kerber.

martedì 23 giugno 2020

The Gigi _ Spring/summer 2020

The Gigi presenta una collezione spring/summer 2020 dinamica e colorata, mescolando tradizione e contemporaneità attraverso la reinterpretazione del guardaroba maschile. I capi dai volumi morbidi e dai tessuti leggeri sono le caratteristiche principali degli outfit di questa collezione adatta alle vacanze italiane.

sabato 20 giugno 2020

Interview with Michele Guido

Michele Guido, classe 1976, è artista italiano la cui ricerca indaga e schematizza elementi naturale e artificiali codificando il rapporto fra architettura, storia e immagini della natura. Di seguito l'intervista con Michele in relazione ai suoi ultimi lavori, da ceiba garden project al cosmos seeds garden project.


Chi è Michele Guido e qual è il percorso che ti ha portato a diventare artista?
Mi piacerebbe essere un contadino a “bordo dell’arte” come quelli che già dal ‘300 erano liberi di coltivare il loro orto perché avevano conquistato “il diritto di poter pagare un fitto in denaro e non più in conferimenti di prodotti agricoli”. Quando sarà pubblicata questa intervista saremo mentalmente proiettati in un “dopo” che dovremo costruire. Ora mi sento in una specie di tempo zero. Tutto quello che dirò in questa intervista riguarderà quel “prima” che già da qualche anno stava mutando in un “dopo”. 
Sono stato a Milano la prima volta per una gita scolastica, la seconda per iscrivermi a Brera. Non c’era mai stata una vera e propria intenzione di fare l’artista. Ho vissuto fino a vent’anni ad Aradeo, un piccolo paesino in provincia di Lecce. Trascorrevo il tempo sia in campagna, osservando come dai semi si generavano le piante, sia nella camera oscura di mia zia dove, per magia, dai fogli di carta fotosensibile, si creavano immagini. Non c’era instagram! Fu una collezionista di Gallipoli che mi aveva commissionato un intervento per il suo studio, a suggerirmi Brera come luogo in cui approfondire gli studi che avevo fatto all’Istituto d’Arte. Era il 1997. Sin dal primo anno scoprii l’arte contemporanea grazie ai corsi di Laura Cherubini e Giacinto Di Pietrantonio; poi, nell’estate del ’99, il mio modo di vedere il mondo che mi circondava cambiò. Mentre frequentavo il centro T.A.M. nelle Marche, ebbi la fortuna di conoscere Eliseo Mattiacci, il nostro visiting professor, Hidetoshi Nagasawa, che era stato invitato per una conferenza, i suoi allievi e quelli di Luciano Fabro. Quando a settembre, tornai a Milano ero un’altra persona: iniziai a frequentare le lezioni di Fabro nell’aula 4, anche se non ero iscritto al corso, e decisi di fare la tesi con Jole de Sanna sul “concetto di Ma” in Nagasawa. Parallelamente, Cherubini e Di Pietrantonio, per tutto l’anno programmarono un ciclo di conferenze invitando molti artisti che venivano da diverse parti del mondo. C’era una bella atmosfera in quel periodo. Devo molto a Brera. Nel 2001 organizzammo con Jole De Sanna una conferenza sul “concetto di MA” nello studio di Nagasawa presso la Casa degli Artisti. Da allora mi fu affidato quello spazio fino alla chiusura arrivata nel 2007. Il 1° febbraio di quest’anno la Casa è stata finalmente riaperta e ho ricevuto l’invito da parte di Mattia Bosco per trascorrere un periodo di residenza negli spazi completamente ristrutturati, come comparivano quando il palazzo era stato costruito. Se dovessimo definire uno spazio di tempo nel quale ha avuto origine tutto, è sicuramente quello che va dal ’99 al 2001. In quei tre anni di formazione si sono create le basi per una ricerca che porto avanti ancora oggi, anche se in modo sempre più stratificato e multidisciplinare.
Con la mostra presso la Fondazione Pomodoro del 2008 e le mostre personali presso la galleria di Sara Zanin nel 2009, ’13 e ‘15 ho potuto realizzare i primi garden project e verificare il lavoro nello spazio con progetti sempre più complessi rispetto a quelli che potevo installare nello studio. Poi, nel 2011, è iniziata la collaborazione con Lia Rumma: ambiente diverso da quello di una giovane galleria, sicuramente una palestra per me, soprattutto per il dialogo costante con una persona che sa “guardare” e sa leggere lo spazio come pochi sanno fare. Ho sempre sostenuto entrambe le realtà, sono fondamentali per un artista, perché quello che può nascere da una parte può essere sviluppato nell’altra.

La tua ricerca unisce architettura e natura, mi racconti cosa la caratterizza e qual è il tuo approccio?
Il rapporto che c’è tra architettura e natura nel mio lavoro va letto considerando alcuni aspetti e tenendo conto dei diversi campi d’azione. Prima di tutto il “Concetto di MA”: rappresentato dall’ideogramma 間 kaji che è la combinazione grafica di 門 kado (porta, spazio, intervallo) e 日 hi (sole). A Jole de Sanna che chiedeva “è qualcosa che si sottrae all’unità dello spazio?”, Nagasawa rispondeva: “sì, però ogni stanza può essere considerata un MA, infatti noi andiamo in montagna per raccogliere i tronchi per costruire la casa dividiamo il tronco in quattro e ciò corrisponde ai punti cardinali. Ogni parte deve mantenere la stessa posizione quando si costruisce la casa e c’è un quarto di tronco aggettante per ogni punto. Lo spazio che si forma è un MA”. (dalla conferenza del 2001 alla Casa degli Artisti). La sezione delle piante, molto frequente nella mia pratica artistica, viene proprio da questo concetto e mi consente di ricavare il modulo, che appartiene al mondo vegetale e non a quello animale: noi essendo individui siamo indivisibili. Dividere significa moltiplicare. Dal modulo vegetale si scoprono le forme geometriche elementari che uso per mettere in luce il disegno di un giardino che esiste già nella pianta, ma che noi non vediamo. C’è un concetto molto interessante di G. W. Von Leibniz in cui si dice che:
“la geometria non è la scienza della figura, ma la scienza dello spazio. Fare geometria significa studiare lo spazio. Lo spazio è come una struttura, un ordine di situazioni, dove per situazioni s’intende una relazione tra oggetti. Un punto non è altro che un oggetto, e la relazione tra un punto ed un altro, non è altro che la distanza tra punti”.
Quando pensiamo a qualcosa che ancora non conosciamo, non sappiamo darle un perimetro o una forma finita; riuscire a misurare le cose e disegnarle, significa definirle in termini di dimensione e di conoscenza. Conoscerle e sviluppare una relazione tra di loro significa innescare un processo di biodiversità che l’architettura dovrebbe creare. Torna così la figura del “contadino” intesa come colui che misura la terra: “il geometra agrimensore”. Emanuele Coccia ci ha insegnato che ogni pianta con le sue foglie dilata la propria superficie piana per aumentare sempre più il processo della fotosintesi. Come le foglie con la loro superficie conquistano lo spazio aereo, così le aiuole del giardino, la cui forma è data dalla geometria vegetale, modificano la superficie terrestre. Invece quando penso al processo della fotosintesi, mi vengono in mente le opere di artisti come Medardo Rosso, Mark Rothko o Francesco Lo Savio perché sono plasmate dalla luce, sono “spazio e luce” nello stesso tempo. In tutto il ciclo di lavori legati all’arte rinascimentale, ogni opera del passato viene analizzata e trattata come se fosse una delle piante che utilizzo per i miei lavori. Cerco di portare alla luce la costruzione geometrica che ognuna di quelle opere nasconde sotto la propria pellicola pittorica e i rilievi delle specie botaniche per sviluppare nuovi studi come accaduto per pulsar___2017, presentato per Meteorite in Giardino 10 alla Fondazione Merz, e study for venus and mars garden project realizzati con il contributo scientifico della ricercatrice INAF Mariateresa Crosta, di Altec e l’Osservatorio Astronomico di Torino.

venerdì 19 giugno 2020

Twist _ Lex Pott

Il designer Lex Pott sfruttando la flessibilità della cera per crea una candela che si sorregge autonomamente, unendo la candela stessa e la base. Twist presenta due estremità che possono bruciare contemporaneamente ma può anche essere una piccola scultura funzionale. Nello shop online del designer potete acquistarla nelle cinque colorazioni.

giovedì 18 giugno 2020

Tabula Rasa _ progetto d’artista per il Teatro Nazionale di Tirana

Tabula Rasa nasce dopo la demolizione del Teatro Nazionale di Tirana, il 17-05-2020. Il Teatri Kombëtar era stato costruito nel 1939 e nei suoi 80 anni di vita è stato palcoscenico della vita della città. Il progetto prende forma dalla discussione di un gruppo di artisti, Iva Lulashi, Margaux Bricler, Matteo Pizzolante, Pietro Catarinella, Fabio Roncato, Jacopo Valentini e Paolo Ciregia con la finalità di ricordare il progetto ma anche di porre un accento su quella che è la memoria collettiva che spesso viene dimenticata. Il gruppo ha invitato altri artisti, ma anche curatori, appassionati e operatori d'arte a dare il loro contributo attraverso la realizzazione di un intervento sulla fotografia scattato il giorno seguente alla demolizione che in seguito verranno stampate in formato cartolina per divulgare il messaggio ma anche affissi attorno al cantiere che sorgerà. Gli interventi ad oggi inviati sono visibili nel sito dove potete trovare la fotografia su cui intervenire e l'indirizzo a cui inviarla.
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