domenica 1 marzo 2015

Inside the Factory : IMjiT35020 Manufactus _ Tailor denim - 1/2

 "Vieni a trovarci che ti facciamo vedere come produciamo i nostri jeans", così terminava una delle prime email scambiate con Manuel di IMijT35020; non me lo sono fatto ripetere due volte. Mi sono recato così a scoprire questa piccola e preziosa realtà.
Il laboratorio ha sede a Due Carrare, in provincia di Padova, ed è qui che vengono prodotti i loro jeans artigianali. IMjiT è l'acronimo di IMpresa jeans iTalia, mentre 35020 il cap di Due Carrare dove i jeans vengono confezionati. 
I denim utilizzati sono di produzione italiana e giapponese, variano fra un peso di 7.8OZ e 32OZ, il tutto all'insegna dell'artigianalità, della passione e del "saper fare". Nell'intera filiera non esistono compromessi, tutto è rigorosamente italiano, ogni passaggio viene svolto all'interno dell'azienda.
Colgo l'occasione per documentare l'intera produzione di un capo, confezionato su misura per me. Nelle oltre 6 ore di lavoro, fra adattamento e sistemazione del modello, taglio, cucitura e confezione, il denim prende forma dopo oltre 60 passaggi e grazie alla capacità produttiva dei collaboratori specializzati.

venerdì 27 febbraio 2015

Coordinate Invisibili _ Carlo Bernardini _ Atipografia - Arzignano (VI)

Ci troviamo ad Arzignano, in provincia di Vicenza, in una vecchia tipografia che oggi è il locus amoenus per esposizione, concerti e workshop. Lo spazio è gestito dell'associazione Atipografia che promuove la cultura nelle sue diverse forme grazie a questo luogo che si presta per ogni iniziativa.
Fino al 14 marzo 2015 lo spazio propone l'installazione di Carlo Bernardini. L'artista lavora con fasci di luce dall'intensità eterogenea creando una serie d'immagini geometriche. La mostra dal titolo "Coordinate Invisibili" parte dall'architettura esistente e attraverso l'installazione di fibre ottiche che si snodano all'interno dello spazio. L'opera agisce ed interagisce con lo spazio modificandone gli spazi come un intervento discreto e non invasivo ma che cambia radicalmente la percezione di esso da parte del visitatore.

martedì 24 febbraio 2015

Hentsch Man _ spring/summer 2015

Hentsch Man trae ispirazione dalle notti estive del Sud America, ispirandosi alla storia della vita di strada, dei ragazzi che trascorrono le giornate circondati dai colori pastello delle strane del L'Avana e Rio. La collezione Spring/summer 2015 alterna capi basici a stampe floreali creando look casual e contemporanei.

domenica 22 febbraio 2015

Feit _ Chunky Spring Hiker Low‏ and Chunky Spring Double Stitchdown‏

Pelle scamosciata, suole vibram, cucitura a doppio punto e intersuola strutturata contraddistinguono le calzature Feit. Il brand parte dalla reinterpretazione di modelli classici attraverso l'utilizzo di materiali di qualità e lavorazioni curate. Uno stile minimale che porta il duo creativo, Tull & Josh Price, a declinare ogni modelli in solo due colorazioni.

sabato 21 febbraio 2015

Interview with Alessandro d'Aquila



Il processo creativo di Alessandro d'Aquila, classe 1989, riguarda la sitetizzazione delle immagini, attraverso l'elaborazione digitale e lo svuotamento di paesaggi e figura in modo tale da far emergere solo i tratti essenziali decontestualizzando l'immagine iniziale. Una risposta artistica al contemporaneo che esula dallo spazio e dal tempo. Le opere sono caratterizzate dal linguaggio braille, una codifica che risponde al senso di smarrimento dato dai soggetti delle opere ma che allo stesso tempo elimina ogni disparità e pone sullo stesso piano lo spettatore che diventa attore nell'interazione con l'opera.
Ad TUB l'artista presenta il suo nuovo progetto "Polaroid Sintetiche" dove viene riassunto l'estetica dell'analogico e l'azione/interazione dell'artista. Con l'intervista che vi propongo di seguito conosciamo anche il curatore dello spazio TUB in cui il progetto di Alessandro d'Aquila è esposto.


Chi è Alessando d'Aquila? Alessandro è un ragazzo che prova, non senza difficoltà, a comunicare la sua visione della realtà. Una realtà senza mutevoli dettagli e forme arzigogolate. Una realtà elementare come non sappiamo più vederla.
Il tuo lavoro è contraddistinto dal linguaggio braille e dalla sintetizzazione delle immagini.Come avviene questo processo e come nascono le tue opere?
Il mio lavoro nasce dall'esigenza di comunicare un problema: oggi siamo bombardati di immagini e, più concettualmente, da suggestioni visive. Lo siamo al punto da osservare la foto di un gattino e quella di un giornalista sgozzato e di non impressionarci più. Non "metabolizziamo" un'immagine. Non la "assimiliamo". Per questo motivo, e forse per molti altri, cerco di creare una rottura con l'osservatore, provando a farlo con piccoli colpi bassi. Usare il linguaggio braille è una provocazione, una forma di atto violento nei confronti dello stesso vedente che non capisce. La rottura è alla base dell'instaurazione di un nuovo legame con l'osservatore, basato su suggestioni e immagini ridotte a semplici forme di colore, da riempire con la propria fantasia. Ecco, in quel momento di rottura sto dialogando davvero con chi sta guardando un mio lavoro. 
Una parte del tuo lavoro riguarda i "Ritratti senza Volto". Cosa punti ad esprimere con questi lavori? I ritratti sono un'evoluzione di questo concetto. Porto all'estremo l'idea che possiamo riconoscere una persona anche senza i suoi tratti distintivi. Possiamo riconoscerla percependo la sua forma di massima e, forse, la sua anima. Ecco che in quel momento siamo in grado di leggere anche il braille.
I tuoi ultimi lavori consistono in una serie di Polaroid ritoccate, sempre con il linguaggio braille. Sono una serie di opere che iniziano con uno scatto analogico ma che si concludono con l'intervento dell'artista. Che valenza hanno all'interno della tua produzione? Le Polaroid Sintetiche sono un nuovo progetto al quale sono molto legato. Ho sempre amato la fotografia, ma non ho mai "scattato" per timore reverenziale. Sai, il mondo è pieno di fotografi bravissimi, che impatto avrei mai potuto dare? Che visione? Uhm...visione. Ecco, quando ho capito che avrei potuto intervenire sulla realtà stessa e manipolarla secondo le mie idee, ho deciso di iniziare. La scelta della Polaroid è principalmente voluta a questa mania di ricerca del supporto. Inoltre trovo paradossale che un'immagine impressa istantaneamente, abbia una fase di "fotoritocco" successiva. Il braille diventa un "appunto", una suggestione in più, che tanto l'osservatore non capirà.
Queste opere sono esposte presso TUB, una galleria d'arte giovane ed indipendente. Puoi parlarmi di questa mostra? Ho scelto TUB perché aveva due caratteristiche principali. Uno, è in Abruzzo. Casa mia. luogo dove ho partorito il progetto e luogo al quale lo dedico. Due, ha sempre creduto in me con la forza e il coraggio di un giovane, un giovane pazzo. Il suo fondatore Lorenzo Marone è mio coetaneo e lo definisco il più lungimirante gallerista del mondo, ma forse sono di parte!

Il Curatore dello Spazio TUB
Come nasce TUB e qual'è la sua mission?
Tub non è propriamente nato in un momento specifico o da una particolare idea questo posto non è altro che il sunto di quelle che sono state le mie esperienze e le mie passioni, che unitesi hanno avuto il bisogno di prendere forma e vita in qualcosa di concreto e reale. Fin da piccolo sono stato appassionato d’arte ed andando avanti negli anni questa passione si è trasformata quasi in un’ossessione portandomi a visitare, viaggiare e conoscere sempre nuovi mondi e nuove correnti artistiche, arrivando a far diventare questa passione prima materia dei miei studi e poi in un vero e proprio lavoro; dopo un’esperienza come gallerista all’interno dell’amministrazione pubblica ho toccato con mano i limiti e le difficoltà di accogliere artisti emergenti e nuove forme espressive all’interno delle strutture museali pubbliche, ritrovandomi in un sistema dell’arte cristallizzato, da qui ho sentito la necessità ed il bisogno in “ primis “ per me stesso di creare uno spazio espositivo completamente scevro da pre-concetti e limitazioni dando così la possibilità a giovani artisti e non di far conoscere la propria arte. La formula scelta per fare ciò è stata quella di creare due attività parallele all’interno della stessa struttura, anche il nome scelto rispecchia perfettamente il concetto che è alla base dell’idea cioè THE URBAN BOX tradotto vuol dire la “ IL CONTENITORE URBANO “ quindi uno spazio dove inserire idee, fatto dalle persone per le persone. Fisicamente lo spazio si divide in due parti al piano terra abbiamo una boutique d’abbigliamento dove i marchi selezionati hanno un diretto legame con il mondo dell’arte in quanto creati da artisti, mentre al primo piano si sviluppa lo spazio espositivo, uno spazio bianco dove gli operatori artistici hanno completa libertà di espressione. Grazie a questo connubio sia fisicamente ma anche economicamente la galleria poggia sopra l’abbigliamento dando modo così di far esporre gratuitamente.

Vorrei che mi parlassi del progetto esposto da Alessandro d'Aquila "Polaroid sintetiche", cosa troviamo in mostra?
La mostra “Polaroid Sintetiche” di Alessandro D’Aquila è stata fortemente voluta da me, il legame che unisce me e questo artista esula da quello strettamente lavorativo ormai collaboriamo da quasi due anni, quando lo conobbi rimasi folgorato dai suoi lavori di grafica minimalisti ma allo stesso tempo carichi di potenza espressiva. Abbiamo dato vita a diverse mostre, sempre di successo e qualità, grazie all’inarrestabile ricerca grafico-espressiva di Alessandro che sa far evolvere la sua arte sempre verso nuovi orizzonti comunicativi rimanendo però ben identificabile nello stile. Quando qualche mese fa vidi la prima Polaroid trattata con piccoli segni pittorici mi innamorai subito e gli chiesi di creare una mostra, quello che vedrete sabato è il risultato di questo percorso fatto di amicizia stima reciproca e tanta bravura.

venerdì 20 febbraio 2015

Smith-Wykes _ spring/summer 2015

 L'estetica di Smith-Wykes trae mescola l'ispirazione nord europea, i fiori dei mari del nord, al gusto stilistico londinese e francese, dove il brand ha le proprie sedi. L'ispirazione è il mare sia con i suoi colori, dal blu scuso al bianco, sia con il sui business della pesca da cui nascono una serie di grafiche allover minimaliste. La collezione spring/summer 2015 ricerca nuovi volumi con silhouette importanti rivisitando capi in voga nelle località balneari e sui pescherecci.

mercoledì 18 febbraio 2015

MELINDAGLOSS _ Spring/summer 2015

MELINDAGLOSS è un giovane brand nato nel 2009 da Mathieu de Ménonville and Remi de Laquintane. Il duo da vita ad un brand contemporaneo e realistico, ispirato dalla passione per l'arte e l'architettura. La collezione spring/summer 2015 propone un eleganza senza tempo, una silhouette morbida e un gusto classic chic. MELINDAGLOSS propone una serie di patter geometrici con colori a contrasto da mescolare a capi monocromo.

lunedì 16 febbraio 2015

Borghi Uomo _ Spring/summer 2015

L'uomo è sempre più attendo ai dettagli, ad ogni singolo componente e particolare nei suoi look e le calze sono diventate un ossessione e un modo per liberare la propria creatività abbandonando il classico calzino blu, nero o bianco. Borghi Uomo si rivolge a questi uomini proponendo una collezione spring/summer 2015 colorata che gioca con forme e accostamenti differenti di colore. Pois, righe e colori accesi sono alcune delle fantasie proposta che rivisitano il classico calzino da uomo.

venerdì 13 febbraio 2015

Interview with Caroline Corbetta



Ci troviamo davanti al Castello Sforzesco, dove da maggio 2014 sorge Expo Gate. L'edificio in acciaio e vetro, ad opera di Alessandro Scandurra, rappresenta la porta che prelude all'Esposizione Universale. A curare lo spazio, in cui giorno dopo giorno si susseguono una serie di appuntamenti che uniscono mondi differenti all'insegna dell'italianità, c'è Caroline Corbetta. La curatrice attua un processo di  crossover tra diversi linguaggi, che contraddistingue il suo processo curatoriale, trasformando Expo Gate in un palcoscenico per raccontare e valorizzare le eccellenze milanesi ed italiane. 
Nella sua carriera Caroline Corbetta ha organizzato le mostra di Nathalie Djurberg e Ragnar Kjartansson, curato progetti per istituzioni internazionali come Moderna Museet di Stoccolma, Performa a New York, HEART di Herning e MAMbo a Bologna, oltre a collabora attivamente con Maurizio Cattelan e Francesco Vezzoli. Nel 2012  ha lanciato Il Crepaccio, eterodosso spazio non profit installato nella vetrina di un ristorante milanese, dedicato alla creatività emergente. Ho il piacere di intervistareC Caroline Corbetta riguardo Expo Gate così da addentrarci nel suo ultimo progetto in vista di Expo 2015.


Chi è Caroline Corbetta e come si è trovata alla guida di Expo Gate?
Sono curatrice e giornalista d’arte freelance. Ho fatto diverse esperienze professionali all’estero ma sono sempre tornata a vivere nella mia città Milano dove, nel 2012, ho aperto Il Crepaccio, una vetrina per talenti emergenti inaspettatamente incastrata in una trattoria. Sono stata invitata a proporre un progetto per il programma artistico di Expo Gate per il mio legame col territorio e la conoscenza dei suoi vari ambiti culturali. E poi forse anche per una questione generazionale: dopotutto il concorso per la progettazione dell'edificio lo ha vinto un quarantenne, l’architetto Alessandro Scandurra, e poteva avere un senso chiamare a riempirlo di contenuti una professionista considerata altrettanto giovane dalle nostre parti

Expo Gate ha aperto un anno prima dell'Expo 2015, qual'è la mission e le linee guida del suo programma?
Si, era fondamentale aprire almeno un anno prima dell’Esposizione Universale visto che Expo Gate  ha una funzione di anticamera al grande evento: non solo qui si danno informazioni e si vendono i biglietti, ma con il cartellone di eventi sotto la mia curatela (www.expogatemilano.org) abbiamo voluto renderlo anche un incubatore di entusiasmo e di orgoglio; non solo intorno ad Expo Milano 2015 ma, prima di tutto, intorno all’identità italiana. Come ho dichiarato più volte, noi italiani dobbiamo imparare a raccontarci con più lucidità ed efficacia e ritengo che Expo costituisca una grande occasione anche in questo senso. Expo Gate è un palcoscenico da cui vari protagonisti dell’Italia di oggi si raccontano in una serie di eventi  aperti a tutti e  gratuiti; appuntamenti molto diversi (dalla conferenza al laboratorio per bambini, dalla webradio alla mostra, passando per dj set, balletti, installazioni, showcooking, cicloofficina, mercatino a km 0…) che  ogni mese raccogliamo  sotto un tema-ombrello che tra ispirazione dagli argomenti sollevati da Expo Milano, da quello che succede in città e dalle eccellenze made in Italy. Da maggio ad oggi, siamo a quasi a quota 800 eventi.  L’obbiettivo di questa di offerta densa ed eterogenea è di mostrare e condividere la maggior quantità possibile delle cose meravigliose che vengano ideate e prodotte nel nostro paese, mostrandole a noi stessi prima ancora che ai turisti stranieri che arriveranno. Durante il semestre non ci sarà più questa tematizzazione mensile del palinsesto ed Expo Gate asseconderà la sua inevitabile natura di hub che collega la città col sito espositivo di Expo.

Expo Gate fa da stage al successo italiano, alla storia mescolando ambiti e settori differenti che vogliono raccontarsi. Che ruolo svolge il suo curatore? 
E’ una sorta di regista che mette insieme le idee e le persone per creare appuntamenti con cui raggiungere un pubblico più ampio possibile, non tanto in termini di numeri ma quanto, piuttosto, di trasversalità : persone di età, background, gusti e persino nazionalità diversi. Expo è un appuntamento universale, come dice la sua stessa definizione, quindi indirizzato a tutti, nessuno escluso. Questa è la vera difficoltà curatoriale del ruolo: non rivolgersi ad un target specifico ma a tutti. Ma il curatore non puoi mai abdicare al suo ruolo di mediatore culturale  e per questo deve lavorare tenendo sempre mente il suo pubblico.

 Guardando i progetti fino ad oggi presentati ad Expo Gate quale sceglieresti e perchè?
Non ho progetti preferiti e  non posso averne. Anche i meno riusciti sono tasselli del nostro paese che vuole finalmente raccontarsi in modo contemporaneo, fuori dai soliti stereotipi vetusti e un po’ cheap ormai incapaci di raccontare la nuova Italia.

 e guardando fra i prossimi, quale ti senti ti consigliare?
Entrambi i palinsesti di marzo e aprile! Il primo dedicato alle liason tra le arti e il cibo, tra corpo e intelletto, emozioni e bisogni primari, e il secondo alla relazione tra design e cibo con un progetto speciale, di respiro internazionale, per il Salone del Mobile. Intanto, da non perdere il progetto FashionRemake sviuppato con IED e Coca Cola: per tutto il mese di febbraio, con il palinsesto dedicato alle pratiche di produzione e riuso consapevole dei makers, uno degli spazi di Expo Gate è trasformato in un laboratorio di moda dove sei giovani fashion designers progettano e confezionano abiti con tessuti ottenuto da PET riciclato by Ekocycle –un progetto della pop star Will.i.am e Coca Cola. A cavallo tra febbraio e marzo, le loro creazioni saranno esposte in una mostra, sempre in Expo Gate, patrocinata dalla Camera Nazionale della Moda e inserita nel calendario ufficiale della fashion week milanese. Un appuntamento da segnarsi in rosso in agenda: il 25 febbraio, dalle 19.30, festeggiamo questo progetto, intitolato Fashion Remake,  con un dj set di Big Fish. Aperto a tutti. Per tutti i dettagli c’è il nostro minisito www.expogatemilano.org

mercoledì 11 febbraio 2015

VSNK _ Veeshoo X Nakaden Takumi

 Quando due culture si incontrano quello che nasce è qualcosa di unico, unendo due stili differenti e due filosofie di concepire lo stesso prodotto, l'arte del "saper fare". VSNK, Veeshoo X Nakaden Takumi, unisce la manifattura calzaturiera del made in Italy ai tessuti artigianali fabbricai in Giappone. Veeshoo, le calzature con la zip attorno, adatte ad essere riposte in valigia occupando poco spazio, vengono prodotte unendo ai pellami i tessuti di Nakaden Takumi ricchi di colori e di fantasie spezzate. La collaborazione presenta sei modelli di calzature a cui vengono accostati un cappello e un portafoglio con la stessa combinazione tessuto-pellame. Veeshoo X Nakaden Takumi è una collaborazione dal sapore contemporaneo, che partendo dalla tradizione dei tessuti e dalla tradizione calzaturiera, fonde e crea un prodotto rivisitato all'insegna della qualità e dell'artigianalità.

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