mercoledì 29 giugno 2016

Report from White Show Milano

 
Milano Moda Uomo non è solo sfilate e trambusto per vedere 5 minuti di show ma anche White, che in questa edizione affianca alle collezioni uomo le pre-donna. Vi propongo il mio veloce reportage con una seleazione di brand visti. 
Henrik Vibskov presenta una collezione sdalle forme ricercate, caratterizzata da delle geometrie elementari su tessuti monocromo e con stampe ad hoc, con una visione opposta il brand nordico Norse Project reinterpreta i capi classidi del guardaroba maschile con un approccio minimale ed essenziale giocando sui colori. IMjiT35020 affianca ai jeans raw, i nuovi modelli a punto singolo e una serie di prodotti in indaco come felpe, giacche e polo interamente prodotte nel laboratorio a Due Carrare, PD. Al Basement Peter Non presenta la collezione spring/summer 2017 unisex e la pre-donna caratterizzata da un aspetto giocoso con dettagli particolari e ricercati. La collezione di calzature è contraddistinta principalmente dal colore nero a cui viene affiancato un rosa e un verde pastello dai toni telicati.

martedì 21 giugno 2016

The Floating Piers _ Christo at Lago d'Iseo - Italy _ Some picture from


19 Giugno, su The Floating Piers sul Lago d'Iseo.  L'artista bulgaro Christo ci porta a camminare sulle acqua grazie alla sua passerella fluttuante ricoperta di tessuto arancione, collegando Sulgano a Monte Isola. Vi propongo un paio di scatti dell'installazione di una giornata con qualche goccia d'acqua che fortunatamente ha scoraggiato molte persone, ma non troppe. L'esperienza è interessante, resa surreale dal contrasto del telo arancio e il blu del lago che ondeggia sotto i propri piedi, l'unica pecca è la folla da centro-commerciale che ne rovina l'essenza.

sabato 18 giugno 2016

Report from Pitti Immagine Uomo 90 _ 2/2



Con la seconda parte del report su Pitti Immagine Uomo 90° vi presento una serie di brand giovani caratterizzate da un prodotto di qualità e da un design ricercato. Fra gli stand dell'Altro Uomo ho scoperto le borse di Leon Flam, un prodotto funzionale dai dettagli in pelle e produzione made in France; nella sezione Touch! è presentata la prima collezione di Matsumoto, brand giapponese che fonde materiali tecnici e tradizionali creando capi outwear. All'Unconventional The Last Conspiracy rielabora le proprie calzature con una crosta a concia vegetale e una nuova suola performante dal design affusolato. Nella sezione curata dal Liberty Fair  - made in U.S.A. Runabout propone una serie di prodotti in perfetto stile americano dal sapore retrò, mentra al My Factory Kjore Project presenta una rivisitazione dei propri zaini in denim Berto Industria Tessile e una capsule in collaorazione con un designer di tessuti francese. The Great Sartorialist Uprising lancia la prima collezione primavera/estate di gilet in differenti materiali e modelli per valorizzare un capo trasversale. The White Briefs con i propri capi basici dal sapore sleapwear rivisitato offre una serie di nuovi colori come il beige e azzurro.

venerdì 17 giugno 2016

Report from Pitti Immagine Uomo 90 _ 1/2



In un tempo remoto quando aprii il blog non immaginavo che sarei diventato un assiduo frequentatore di Pitti alla scoperta di nuovi brand e a salutare i miei preferiti, a passare serate in copagnia e alla scperta di Firenze ed invece eccomi qui a proporvi il mio reportage su Pitti Immagine Uomo 90°.
Le anteprime delle collezione spring/summer 2017 presentano un omogeneità formale nel proporre capi classici rivisitati in chiave contemporanea caratterizzata da un mix di military, folk e workwear. La nuova collezione di Manifatture Ceccarelli è contraddistinta da capispalla e borse prodotte con materiali pregiati e dai dettagli ricercati dal sapore workwear rivisitato, caratteristica anche della nuova collaborazione fra Grenson e Neighborhood. Barena Venezia amplia la propria proposta di total look e reinterpreta i blazer destrutturati con tessuti a monocromo e a fantasia, tra cui una stampa raffigurante un terrasso veneziano; Camo, con la collezione relax, propone colori tenui e tagli confortevoli per capi trasversali. Danton, brand workwear francese, viene riscoperto da un team creativo giapponese che ne ripropone i capi iconici in differenti materiali e colori. La sneakers Tanino, icona di Buttero, viene proposta in nuovi materiali e collori affiancandola ad una calzatura più elegante e rigorosa sal sapore aged. 1st pat-rn amplia la propria collezione isnerendo una serie di pantaloni e capi ricostruiti dal sapore civile e militare attraverso un prodotto caratterizzato da una confezione locale e tessuti pregiati.

sabato 11 giugno 2016

IKEA with Tom Dixon and HAY

IKEA lancia una capsule collection con Tom Dixon e HAY che risponde all'esigenza di vivere in spazi angusti. I prodotti disegnati dal design minimalista e funzionale, rispondono all'esigenze moderne nella loro versatilità. Un tavolo, due sedute e una lampada compongono la capsule per arredare la propria casa con i grandi nomi del design in chiave low cost grazie ad IKEA.

venerdì 10 giugno 2016

Saucony and Steven Alan for “Boot Camp”




 Steven Alan reinterpreta la grid 9000 di Saucony dedicandola al Boot Camp; il designer americano utilizza il verde oliva, il verde foresta, l'ocra e il beige richiamando un saporre army vissuto della calzatura dopo un utilizzo non curante ed incondizionato. La collaborazione è disponibile online qui.

mercoledì 8 giugno 2016

45RPM _ spring/summer 2016

45RPM è fra i brand giapponesi che più interpretano lo stile millenario della sua terre; la collezione spring/summer 2016 è caratterizzata da tessuti materici dal sapore raw utilizzati per capi semplici dai tagli puliti ed essenziali. 45RPMconiuga sapientemente uno stile workear ad un casual contemporaneo e funzionale senza sradicre il proprio DNA.

martedì 7 giugno 2016

Polpo G.A.V.E.T.T.A. _ Oybo socks

Oybo, brand di calzini spaiati, presenta e reinterpreta l'edizione Polpo, oltre che spaiati i calzini sono pure dispari, con G.A.V.E.T.T.A. all'insegna dell'azzurro e del bianco con una serie di linee e monocromo. Per sbizzarrirvi a mescolare i calzini potete ascquistarli qui.

domenica 5 giugno 2016

MYAR _ a moder view of the past

MYAR nasce dall'idea e dalla voglia di indossare vecchi capi militari recuperati in magazzini ed in archivi adattandone il fit in chiave contemporanea senza modificare la storia che raccontano. Decostruire, smontare e ricostruire è il processo messo in atto su ogni capo per riproporre oggi uno street army che evoca valori e regole trasversali. MYAR non è una collezione ma un continuo viaggio alla riscoperta del mondo militare di cui si fà portavoce. Gli scatti realizzati in collaborazione con Gavin Watson valorizzano e interpretano questo street style.

sabato 4 giugno 2016

Interview with Giovanni Giaretta

Giovanni Giaretta, classe 1983, è nato a padova ma ora vive e lavora in Olanda. L'artista lavora principalmente con il video come mezzo espressivo a cui affinca lavori grafici su differenti supporti. Ho scoperto con piacere i suoi lavori e qui vi proporngo una breve intervista.

Chi è Giovanni Giaretta e qual'è il percorso che ti ha portato a diventare artista?

Direi che è una persona dall'umore altalenante e che lavora spesso di notte e adora fare ricerche che nel migliore dei casi diventano lavori. Quelle che invece si rivelano sentieri interrotti, diventano storie da raccontare o fotocopie sparse per casa. Porrei l'accento sulle persone incontrate più che sul percorso fatto. C'è stato un momento in cui lavoravo la mattina in un ufficio e il pomeriggio usavo la mia stanza come studio e mostravo quello che facevo ad alcuni amici. Qualcuno mi ha poi convinto, o forzato, ad essere meno riservato ed iniziare ad esporre quello che facevo e a così rompere questa sorta di "civetteria" di esporre in camera mia per pochi intimi.

I tuoi lavori sono un processo sperimentale caratterizzati da spostamento e visione che si traducono in immagini e video; mi puoi parlare di questo processo? qual'è lo "scopo" della tua ricerca e cosa vuoi trasmettere con essa?
Nella mia ricerca cerco di non partire dai fenomeni più evidenti di un dato oggetto di studio e mi concentro sugli elementi più infimi e secondari. Procedo per supposizioni, per annotazioni che possono anche perdersi e rimanere nascoste per mesi nella coda dell’occhio. Penso spesso a Maya Deren, che nel 1947, ricevette il finanziamento Guggenheim Fellowship per il lavoro creativo nel campo del cinema. Il risultato, tuttavia, non è diventato un film, ma bensì un libro: Divine Horsemen: The Living Gods of Haiti. L'intenzione originaria di Maya Deren era di andare ad Haiti per filmare le danze rituali legate al voodoo. Dopo ore di girato, si rese conto che il lavoro richiedeva però un supporto diverso dal film, che non era il medium adatto per questa ricerca, e diventò così un libro. Questo episodio mi viene in mente ogni volta che penso alla formalizzazione di un lavoro.

Hai vissuto differenti residenze, al MACRO di Roma, al De Ateliers in Olanda; che ruolo hanno questi periodi e cosa significano per te all'interno della tua produzione artistica?
Per un periodo ho fatto alcune residenze solo perché mi sembrava una maniera remunerativa di portare avanti il mio lavoro. Un pensiero abbastanza ingenuo dato che non ho poi prodotto così tanto. Ogni volta che ti trovi in una nuova città la produzione di un progetto può risultare particolarmente problematica. L’Olanda, dove attualmente risiedo, è arrivata per caso. Inizialmente la residenza durava solo per tre mesi e poi mi sono fermato due anni e ora ci starò per almeno un altro anno. Credo sia essenziale spostarsi per trovare stimoli per il proprio lavoro ma è anche essenziale avere un luogo “fisso” costituito da una rete di persone con cui confrontarsi e con cui realizzare i lavori. Il periodo trascorso al De Ateliers è stato molto produttivo per me perché avevo una base in cui tornare e dove lasciare e ritrovare una sedimentazione di appunti, progetti e tentativi di lavoro. In quel periodo ho realizzato alcuni progetti come An inaccurate distance e A thing among things che sono stati molto importanti per me. Spesso giravo il materiale o scattavo delle foto durante un viaggio e poi “componevo” il lavoro in studio ad Amsterdam tra i tormenti del montaggio e della post-produzione.

Alla collettiva "If i were you, i'd call me us" presso la galleria MassimoDeLuca erano presenti le tue due opere "Everything into something else" mi puoi parlare di come nascono e di cosa rappresentano?
Alla collettiva "If i were you, i'd call me us" ho presentato due lavori. Uno è un video che si chiama A thing among things ed è composto da un testo e da una serie di close-up di minerali trasparenti. Il testo si basa su alcune interviste che ho avuto con delle persone che hanno perso la vista. Mi interessava cercare e collezionare degli aneddoti imprecisi e “viziate” dalla memoria. Il testo scorre sopra a delle immagini astratte che parlano di qualcosa che pensiamo di vedere o che supponiamo di intuire. L’altro lavoro presentato si chiama Everything into something else ed è una serie di foto di specchi antichi, ossidati e che hanno perso la capacità di riflettere. Ho scattato una foto in pellicola e ne ho poi stampato il negativo. Volevo fare come un calco di una superficie che rifletteva immagini e che è ora diventata cieca. In entrambi i lavori ero attratto da quello che non c’è, ma che può essere ipotizzato o solo pensato: il fantasma di un'immagine.
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