venerdì 3 aprile 2020

Diemme footwear _ fspring/summer 2020

 
Diemme footwear è segno di tradizione e ricerca, nonché di evoluzione attraverso lo sviluppo di nuovi modelli di calzatura dal design originale e sofisticato. L'azienda made in Italy, con sede e produzione a Onè di Fonte fra Bassano del Grappa e Montebelluna, per la collezione spring/summer 2020 presenta una serie di scarpe nate per l'utilizzo montano ma rivisitate in chiave urbana, unendo pellami a materiali tecnici sviluppando i modelli Possagno, Movida e Asiago. La nuova collezione e i modelli classici sono acquistabili su Diemme.it.

giovedì 2 aprile 2020

Raeburn Studio _ Shark Mascot DIY

Nel laboratorio del brand inglese Raeburn vengono svolti dei workshop dove i partecipanti sono inviati a dare vita al proprio pupazzo di pezza ispirato a quelli prodotti in collezione. Oggi il designer inglese condivide il cartamodello di uno squalo da produrre in autonomia a casa. Stampando il documento in A4 disponibile a questo link trovate le istruzioni con tutte le parti da tagliare sulla stoffa e poi cucire per dare vita al proprio squalo di pazza.

martedì 31 marzo 2020

Socks _ Jo Gordon

Jo Gordon amplia la sua collezione inserendo una serie di calzini in filati pregiati, colorati e dalle forme geometriche che contraddistinguono i prodotto, quadrati, righe, triangoli e zig-zag. I calzini sono acquistabili nel sito del brand inglese.

domenica 29 marzo 2020

Interview with Jacopo Benassi



Jacopo Benassi, classe 1973, è fotografo italiano i cui scatti sono caratterizzati da un linguaggio diretto e documentativo. Le fotografie di primi piani principalmente in bianco e nero immortalano personaggi famosi e non, autoscatti e oggetti che ruotano attorno all'universo del fotografo  a La Spezia, luogo dove nascono le sue zine e pubblicazioni rigorosamente auto-prodotte. Di seguito l'intervista con Jacopo riguardo agli ultimi lavori.


Chi è Jacopo Benassi e qual'è il percorso che ti ha portato a diventare fotografo? 
La Spezia 1987, ho incontrato questo grande fotografo, grande persona sia a livello umano che fotografico, che mi ha insegnato a guardare, non a fotografare. Devo moltissimo a lui che mi ha formato culturalmente. La cultura fotografica che ho portato avanti successivamente nasce da un esperienza sul campo, il 90% sul campo sperimentando. Io facevo il meccanico, ma volevo fare anche il fotografo da studio, insomma, il figo! col passare degli anni ho capito che quella non sarebbe stata la mia strada. Ma un'altra ed è quella che sto percorrendo ancora adesso!

I tuoi scatti sono contraddistinti dalla vicinanza e dall'utilizzo del flash, i soggetti, rigorosamente in pose serie, sono sviluppati in bianco e nero. Cosa caratterizza la tua ricerca fotografica? 
Utilizzo il flash dal 1995-1996 quando a casa di una zia del mio amico ho visto il flash picchiare sul muro e fare un ombra. Una specie di luce che cattura gli oggetti. È una scelta e non riesco a non usarlo, inconsapevolmente ho rinunciato a dei lavori ma allo stesso tempo ho formato il mio stile. I soggetti sono in bianco e nero, anche se ho scattato a colori, i lavori a colore non li sento miei come lavoro. I colori mi distraggono, il bianco e nero mi fa vedere altri colori. È come se stessi scolpendo un ritratto o modellassi con la creta; mi ispiro molto agli scultori del periodo Romano. La scultura per me è basilare, mi sento più scultore che fotografo.

Allo spazio Ponch a Venezia ho avuto l'opportunità di vendere la tua persona che ha celebrato il Btomic, club da te co-fondato. Cosa ha rappresentato questo progetto nel tuo percorso? con che tipo di approccio immortalavi/documentavi in queste occasioni? 
 Allo spazio PUNCH ho portato le foto scattate al Btomic dei musicisti che passavano dal nostro locale: Jozef van Wissem, Chris Imler, Julia Kent , Mary Ocher, F.M Palumbo, Embryo, , Hugo Race, Tav Falco, Andrea Belfi, Lubomyr Melnyk, Ernesto Tommasini, Matt Eliot, Sir Richard Bishop, Six Organs Admittance, Mangiacassette, Baby Dee, Eugene Chadbourne Paul Beauchamp e molti altri. All’inizio al Btomic producevo una zine per ogni musicista che era composta da un cd del live registrato da noi e il libro a5 stampato sotto il Btomic dove tenevo una stampate laser che ho fuso dopo 3 anni per le troppe stampe !;)  Avevamo creato un locale cosi bello che da ogni punto io scattassi una foto, la foto veniva bene!

sabato 28 marzo 2020

Aloha Monster _ Kevin Lyons

Kevin Lyons invade con i suoi Aloha Monster una serie di notebook e adesivi. L'illustratore/street artist americano disegna sei dei suoi personaggi iconici nelle copertine dei blocchi che diventano le pareti dei palazzi dove spesso i suo lavori appaiono. Il set è acquistabile nel sito di Kevin qui.

venerdì 27 marzo 2020

Lee × Monkey time _ capsule collection

Monkey Time collabora con Lee per un edizione patchwork della sua classica giacca workwear. Il capo viene tagliata e assemblata con differenti colorazioni di denim, sia monocromo che a righe, dando vita ad un capo originale e ricerca dal sapore vissuto che richiama la pratica effettuata dai lavoratori di fari preparare le giacche con gli scarti dei tessuti oppure sostituirne le parti usurate.

mercoledì 25 marzo 2020

De Bonne Facture _ spring/summer 2020

La collezione spring/summer 2020 di De Bonne Facture è ispirata all'artista francese Nicolas de Stael. I capi proposti presentano una palette cromatica ispirata alla Provenza, luogo dove l'artista era solito trarre ispirazione e lavorare. Le forma sono leggere, i fit asciutti, creando outfit bilanciati fra giacca/camicia e pantalone che contraddistinguono il brand ricercato.

lunedì 23 marzo 2020

Eight&Bob _ La storia del profumo di JFK

Nel 1937 quando John Fitzgerald Kennedy era studente in Francia nel corso di una vacanza in Costa Azzurra conobbe Albert Fouquet il quale creava artigianalmente fragranze all'ultimo piano della dimora di famiglia aiutato dal maggiordomo. John rimase colpito dall’eleganza della fragranza e Albert gli lascio una fialetta della sua colonia accompagnato da un bigliettino: "in questo flacone troverai il tocco di fantasia francese che manca alla tua personalità americana". Rientrato in America, John chiese all’amico francese di spedirgli "otto campioncini della colonia, più uno per Bob", una richiesta che Albert eseguì prontamente, in confezioni di vetro etichettate con il nome "Eight & Bob". Fù la famiglia del maggiordomo a recuperare la formula originale e dare vita alla produzione del profumo in seguito.
Le note olfattive della fragranza che conquistò JFK son: la colonia è boisé e speziata con legno di sandalo, foglie di violetta, vetiver, pepe rosa, cardamomo e una nota fresca agrumata; combinati insieme in proporzioni che restano però segrete. L'azienda francese negli anni ha sviluppato nuove fragranze ispirate al sud della francia con note strutturate e differenti essenze. E' inoltre stata proposta un edizione dedicata a JFK conservata all'interno di un libro, come lo stratagemma ideato dal maggiordomo per inviare la fragranza negli Stati Uniti d'America durante il conflitto mondiale.

domenica 22 marzo 2020

Paul Smith Red Ear _ spring/summer 2020

Dalla passione del Giappone di Paul Smith nasce la collezione Red Ear, ispirata alla tradizione di questa terra. Nella collezione spring/summer 2020 viene riletta l'estetica militare americana con uno sguardo orientale, unendo bomber a chimoni, tessuti naturali e nylon tecnici creando out-fit ricercati.

Interview with Francesco Gioacchini

Francesco Gioacchini, classe 1985, è pittore contemporaneo italiano. Il suo lavoro è caratterizzato dal tema del limite, una ricerca che che prende forma attraverso una rappresentazione visiva anche attraverso la tecnica utilizzata. Di seguito l'intervista con l'artista.

Chi è Francesco Gioacchini e qual è il percorso che ti ha portato a diventare artista? 
Ho una formazione universitaria in Comunicazione editoriale che ha preceduto il mio percorso artistico e mi sono avvicinato relativamente tardi all’arte. Attorno ai vent’anni ho iniziato a conoscere meglio l’arte contemporanea, a studiare in maniera più approfondita, dedicandomi principalmente al disegno. Dopo aver seguito un corso estivo in pittura alla Slade School of Fine Art di Londra ho deciso di iscrivermi, a ventinove anni, all’Accademia di Belle Arti di Macerata dove mi sono poi laureato in pittura. Da quasi un anno vivo a Berlino dove ho uno studio e porto avanti la mia ricerca artistica.

La tua ricerca spazia fra differenti media che diventano il supporto della tua ricerca relativa alla condizione umana; cosa caratterizza il tuo lavoro e qual è il tuo approccio? 
Esatto, la mia ricerca si muove tra pittura, disegno e installazione, e in particolar modo la relazione tra disegno e pittura è ciò che caratterizza il mio lavoro attuale. L’idea di limite, di confine è qualcosa che mi interessa profondamente, tanto dal punto di vista di concetto, quanto da quello della forma e della rappresentazione visiva. Il mio lavoro è una riflessione su quelli che sono i confini tra pittura e disegno, tra oggetto tela e immagine, tra segno e significato, tra realtà e rappresentazione. Mi interessa quello che succede all’interno del perimetro della tela, o meglio, quello che potrebbe accadere ma che non è ancora accaduto. I confini del quadro sono dati dal quadro stesso e in questo spazio limitato, circoscritto, coesistono differenti elementi fisici, concreti e semantici. Mi piace pensare che la tela sia lì per dare qualcosa in più rispetto all’essere “solo” una superficie da coprire. Partendo da riferimenti legati alla storia dell’arte, alla letteratura e alla cultura contemporanea porto avanti una ricerca visiva costituita da contrasti, collisioni e sovrapposizioni di significati e di media.

 Sissily unisce scultura e pittura, come nasce l'opera e cosa la caratterizza? 
Sissily è parte di un ciclo di lavori che gravitano, per l’appunto, attorno ai concetti di limite e di confine. Il titolo dell’opera è un acronimo formato dalle iniziali di sette Paesi a maggioranza islamica ai quali, nel 2017, è stato temporaneamente interdetto l’ingresso negli Stati Uniti; tale evento si è inserito all’interno del progetto artistico che è diventato poi la mia prima personale. In Sissily, sette bandiere dipinte sono affiancate ad un articolo del New York Times, stampato su tela, che riporta la notizia dell’esclusione dei Sette Paesi dagli USA, mentre i frammenti di sette recipienti in ceramica giacciono a terra di fronte alle bandiere dialogando con un’altra installazione presente in mostra. Le bandiere ed il testo dell’articolo si trovano quindi a comunicare con un elemento scultoreo / installativo ampliando lo spazio visivo e creando quindi un intervento tridimensionale. Mi interessava l’idea che le persone, avvicinandosi alle piccole bandiere dipinte, “inciampassero” e si trovassero a calpestare (o ad evitare) i frammenti presenti a terra.

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