Le sculture digitali in stile guerriglia di Luca Pozzi compaiono all'interno della Cappella Sistina. Il secondo capitolo del progetto può essere visualizzato grazie alla app Dark Collection inquadrando all'interno degli spazi affrescati dai maestri del Rinascimento italiano attraverso una visita virtuale. Il progetto multi-dimensionale e multi-temporale si colloca nella ricerca dell'artista che associa periodi temporali differenti a immagini e tecnologia diverse, dando vita ad un interazione e dialogo fra le differenti realtà; dalla Genesi al nuovo testamento, da Giudizio universale alle scultura 3D Third Eye Prophecy. Tra il “Passaggio del Mar Rosso” di Domenico Ghirlandaio e “La Consegna delle Tavole della Legge” di Cosimo Rosselli; tra il “Battesimo di Cristo” del Perugino e “Le tentazioni” del Botticelli; come anche tra le scene del “Giudizio universale” e le “Storie della Genesi” di Michelangelo. L'applicazione può essere attivata visitando la Cappella Sistina presso la città del Vaticano navigando grazie al tour virtuale ufficiale dei Musei Vaticani qui.
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venerdì 17 aprile 2020
The Dark Collection @ Sistine Chapel _ Luca Pozzi
giovedì 9 gennaio 2020
The Dark Collection _ Luca Pozzi at Pinacoteca di Brera
The Dark Collection è il nuovo progetto di Luca Pozzi curato da Swan Station. Il progetto di realtà aumentata in stile guerriglia dell'artista si impossessa della Pinacoteca di Brera e delle sue sale collocandovi dodici sculture virtuali, Third Eye Prophecy, fra i capolavori della collezione costruendo una mostra alternativa. La cromia delle sculture è frutto della tavolozza cromatica dei lavori inquadrati attraverso i propri smarthphone, grazie alla app ad oggi scaricabile solo su android, permettendo così un balzo temporale e un dialogo fra le opere, collocandosi fra i rispettivi vuoti. Tra il “Cristo alla Colonna” del Bramante (1490) e lo “Sposalizio della vergine” di Raffaello (1504), apparirà sugli schermi dei cellulari dei visitatori una presenza fluttuante la cui cromia deriva dall'unione della tavolozza di entrambi i capolavori.
venerdì 8 febbraio 2019
Mikey Explosion _ Sondare l'Altrove _ Luca Pozzi
Mikey Explosion è il progetto di Luca Pozzi all'interno dello progetto Sondare l'Altrove ospitato dallo studio Pelicula a Pesaro; l'artista si appropria della spazialità della stanza andando ad esplorare altre dimensioni attraverso il suo nuovo progetto site-specific. Come un set cinematografico con l’impiego della tecnologia blue screen le pareti fisiche dello spazio sono convertite in veri e propri portali dimensionali aperti su scenari invisibili ad occhio nudo, sopra ai quali fluttuano una serie di opere fisiche magnetizzate, costruite attraverso la fragile concatenazione di ulteriori livelli di sospensione.
lunedì 18 luglio 2016
Discovery and Premonition _ Luca Pozzi solo show at Alexander Levy, Berlin

Il richiamo a Stephen Hawking, alla teoria dei buchi neri, a Brian Massumi e ai progetti sviluppati al CERN caratterizzano le opere di Luca Pozzi. La sua ricerca sull'energia e la materia vengono rappresentati attraverso una serie di lavori che mettono in evidenza ciò che non è visibile, insinuando il dubbio dello spettatore. Le opere dell'artista indagano sulla fisica e sulla tensione fra i corpi come quella che genera un campo magnetico fra le due palline di ping pong, presenti nelle opere, un segnale di possibili momenti caratterizzati da una tensione invisibile che diventa visibile attraverso le opere di Luca Pozzi. "Discovery e Premonition" è la prima personale di Luca Pozzi all'Alexander Levy Gallery di Berlino visibile fino al 30 luglio 2016.
mercoledì 14 ottobre 2015
Detectors _ Luca Pozzi at FL Gallery


Luca Pozzi celebra la direttirce italana dell'European Organization for Nuclear Research, Fabiola Giannotti, attraverso i 13 TEV, energia di collisione espressa in teralettronivolt che ha permesso di sondare la meteria nell'ordine di dimensione più piccola del quark, nella sua nuova mostra personale. Le pareti della gallerie FL di Milano sono state ricoperte da gigantografie provenienti dagli archivi del CERN, selezionate ad hoc, su cui l'artista propone quattro lavori contenenti 34 momenti ciascuno, le palline da ping-pong in sospensione magnetica che caratterizzano le opere e l'estetica di Luca Pozzi attraverso la sua ricerca fisico-scientifica. Questi "Detectors", il nome delle serie e della mostra, presentati in azzurro, nero e giallo rappresentano il fascio di particelle colto nell'attimo di un ipotetica collisione. La mostra è visitabile fino al 18 dicembra 2015 presso lo Spazio 22 in viale Sabotino 22, Milano.
mercoledì 9 ottobre 2013
Interview with Luca Pozzi
Gentile Luca, quando
nasce la tua prima opera, con essa anche la tua carriera d'artista, quand'è avvenuto? come si è giunti a quest'affermazione e consapevolezza?
E’ stato un avvicinamento
progressivo, difficile dire qual’è la prima. Spesso i lavori che consideri
importanti sono quelli più imbarazzanti per il “pubblico dell’arte”. Quando
scopri e la scoperta diventa formale, quella forma è immatura e goffa.
Tralasciando queste fasi, il primo ad essere accettato dal “sistema” è stato,
nel 2007, “Supersymmetric Partner”. Si tratta di una serie di fotografie dove
mi si vede saltare nei musei davanti alle cene di Paolo Veronese. Un
pellegrinaggio durato circa due anni ma non del tutto concluso, mi sono
lasciato l’ultimo salto, per la “Cena in Casa di Simone” esposta alle
Gemaldegalerie di Dresda. Mi piace l’idea di dilatare e comprimere il tempo, è
un po’ come aprire e chiudere delle parentesi.
Non direi di essere giunto alla
consapevolezza, so quello che mi interessa e ho circoscritto un territorio
d’azione, ma le cose cambiano, le scoperte e le invenzioni modificano il
percorso, quando meno te lo aspetti, è una parte faticosa ma molto divertente.
Indaghi, sperimenti e
applichi; le tue opere richiamano il mondo della fisica, qual'è il tuo legame
con essa?
Mi affascinano i mondi paralleli
tra le discipline e tra le persone, in ogni settore avvengono delle
rivoluzioni, alcune più significative di altre, ma nella mente dello
“specialista” che le vive sono spesso considerate come le più significative e
fondamentali. Alcune volte il potenziale è così alto che di li a poco tutte le
persone che non avevano mai sentito parlare di un certo argomento vengono
colpite e modificate, come accadde per esempio in europa con la Riforma
Luterana nel XVI sec. d.c. Io credo che le cose migliori nascono quando due
scoperte parallele si uniscono, più che fronteggiarsi, mi viene in mente per
esempio come Andrew Wiles è riuscito a risolvere l’antico teorema di Fermat nel
1995, fondendo diversissimi approcci matematici ritenuti fino ad allora
totalmente inconciliabili. E’ vero stiamo sempre parlando di matematica nella
matematica ma lo stesso è applicabile ad ogni branca del sapere, non bisogna
perdere di vista l’immagine globale, ogni cosa che ci circonda ci influenza e
quindi ogni cosa conduce al risultato. Il mio legame con la scienza nasce da
questi presupposti, la fisica delle particelle da una parte con gli esperimenti
del CERN di Ginevra e la fisica teorica dall’altra, impegnata nella
formulazione di una nuova teoria di gravità quantistica, sono tra gli argomenti
che tutti, nel giro di pochi decenni, impareranno a conoscere. Il fatto che lo
dica un non-specialista, dovrebbe aumentare l’attendibilità dell’affermazione.
Le tue opere portano
con se il rigore scientifico, la geometria, se dovessi affiancarti ad uno
scienziato chi sceglieresti e come mai? si può trovare la sua influenza nelle
tue installazioni?
Il mio lavoro non è di sola
ricerca e lettura, tutto quello che includo nei progetti finali è il prodotto
di una frequentazione reale con alcuni protagonisti della ricerca scientifica
contemporanea. Tutte le persone con le quali ho parlato rientrano e modificano
i miei lavori. Un esempio eclatante è “THE QUANTUM GRAVITY CAVE”
un’installazione prodotta durante le mie residenze presso il Perimeter
Institute di Waterloo, la Penn State University di State College, l’Albert
Einstein Insitute di Berlino e la Facultée de Science de Marseille, è composta
da 47 impronte di mani di altrettanti ricercatori di Gravità Quantistica
ottenute fotografandone la luminescenza prodotta da uno schermo al fosforo. Ma
senza la pazienza di Carlo Rovelli, Brian Greene, Francesca Vidotto, Lee
Smolin, Daniele Oriti, Abhay Ashtekar, Eugenio Bianchi e Martin Bojowald,
difficilmente avrei potuto guardare da così vicino, idee tanto coraggiose. Ma
se dovessi affiancarmi ad uno scienziato tra quelli “storici” la mia scelta
cadrebbe forse su Paul Dirac, per il suo legame profondo tra matematica e
bellezza.
Nella serie “wall
String” utilizzi barre metalliche, palline che vanno a formare un'unica
scultura, qual’è il significato delle opere e come nascono le forme e i diversi
istanti rappresentati?
A questa domanda è difficile rispondere con semplicità e
velocità, descriverei il lavoro per com’è composto e probabilmente confonderei
con alcune parole chiave fuorvianti. E’ forse più costruttivo dare qualche
spunto su quali siano i problemi, quindi li elencherò come una serie di domande
mie a cui ciascuno dei miei lavori si sforza di rispondere:
1- Come si esplode un lavoro in uno spazio su più tempi?
2- Come si crea un’opera indipendente dal sistema di riferimento?
3- Come si organizza un lavoro delocalizzato con un tempo “interno” non lineare?
4- Come si visualizza la Pre-Geometria?
5- Come si rompe la simmetria al fine di creare la percezione della forza?
6- Come si visualizza una sovrapposizione di stati?
7- Come si immagina la simultaneità di due eventi senza avere due menti?
8- Come si visualizzano 7 dimensioni in 4 dimensioni?
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