
Beatrice Meoni, classe 1960, è artista italiana che si esprime attraverso il linguaggio della pittura e della scultura, mettendo in relazione e dialogo i propri lavori fra loro. Il tratto delicato e i colori pastello ne contraddistinguono lo stile pittorico, la fragilità delle forme le composizioni. Di seguito vi propongo la mia intervista con l'artista.
Chi è Beatrice Meoni e qual'è il percorso che ti ha portato a diventare artista?
Il mio percorso non è lineare, mi sono sempre interessata alla pittura, ma ho lavorato a lungo per il teatro dove sono approdata dopo studi letterari. Le possibilità espressive della parola e dell’immagine nello spazio, hanno costituito le fondamenta della progettazione per il teatro e mi hanno, nel corso del tempo, fatto approdare alla pittura. Il passaggio è stato graduale e spinto dalla curiosità di esplorare più a fondo la pratica pittorica. Molto della mia esperienza e dei miei studi incidono nella pratica di oggi: il grande amore per la letteratura si rivela a volte nell'utilizzare testi letterari come spunto per cicli di lavori, ma anche il teatro affiora di tanto in tanto nel mio fare, sia per l’utilizzo di certi medium come il velluto, che per la ricerca sulla luce, che per la relazione con gli oggetti.
I colori tenui e il tratto delicato sono le caratteristiche dei tuoi lavori, soggetti dalla sensazione impalpabile. Cosa caratterizza la tua ricerca artistica?
Dipingo immagini residuali di oggetti che si compongono nella rarefazione del colore e della luce. La paletta cromatica mi aiuta a lasciar emergere le zone che mi interessano rimuovendo l’immagine iniziale. Il colore astrae l’oggetto dalla sua realtà spostandolo dalla sua dimensione reale ad una più irreale, compressa. Lavoro su quello che potenzialmente un’immagine contiene in sé e mi suggerisce, lascio che si depositi, poi lentamente, mentre la dipingo la rimuovo. E' un lavoro lungo che mi richiede tempo. L’oggetto si perde sul fondo si muove, si dilata lasciandone delle tracce.
Dipingo principalmente su tavole di mdf, un derivato del legno fatto di scarti compressi, mi piace bordare le tavole con legno di mogano o di ciliegio che danno intorno al lavoro un alone aranciato che per me diventa parte del lavoro. I velluti, su cui mi piace sopratutto dipingere brocche, sono interessanti per la loro inderogabilità e per le loro difficoltà di assorbimento. Si risolvono in un segno immediato, un gesto del corpo, direi.











































