La 61ª edizione della Biennale d'Arte di Venezia dal titolo In Minor Keys, il progetto ideato dalla curatrice Koyo Kouoh assume un tono quasi meditativo: opere sospese, installazioni sonore e grandi ambienti costruiscono un percorso più emotivo che spettacolare. La “prima parte” dell'arsenale della curatela è la più intensa, perché mette subito al centro il tema delle “tonalità minori”, cioè le storie laterali, le identità fragili e le geografie normalmente escluse dal racconto dominante dell’arte contemporanea. Il ritmo è volutamente lento, fatto di pause, silenzi e relazioni tra le opere. Tra i padiglioni nazionali all’Arsenale spicca l’Argentina con Monitor Yin Yang di Matías Duville, curato da Josefina Barcia: un ambiente visionario e quasi post-apocalittico, dove natura e tecnologia sembrano fondersi in un paesaggio instabile. Più concettuale il Belgio, che lavora sulla memoria europea e sul rapporto tra archivio e identità collettiva, mantenendo quella tradizione rigorosa e minimale tipica della scena belga. I paesi nordici propongono invece una riflessione ambientale molto forte: luce, legno, suono e materiali naturali trasformano lo spazio in un’esperienza quasi spirituale. Il padiglione Italia ospita Chiara Camoni presenta un progetto fatto di relazioni, natura e lavoro condiviso un dialogo tra le due tese.
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