lunedì 20 dicembre 2021

Interview with Andrea Fontanari

Andrea Fontanari, classe 1996, è pittore italiano i cui dipinti mettono a fuoco una nuova visione dell'ordinario. La sua pratica parte coniuga iperrealismo ed essenzialità dove momenti, oggetti o persone legate alla sua vita prendono forma su differenti formati. Di seguito l'intervista con Andrea.


Chi è Andrea Fontanari e qual'è il percorso che ti ha portato a diventare artista?
Andrea Fontanari è un pittore. Il mio percorso formativo è stato lineare; prima il Liceo Artistico di Trento poi l’Accademia delle Belle Arti di Venezia. Se Artista è colui che utilizza un’abilità tecnica per interpretare la realtà (oggettiva o soggettiva) allora io lo sono voluto diventare quando ho deciso di dedicare i miei dipinti a ciò che reputo importante tra le cose che mi circondano, che vedo e che vivo.

La tua ricerca prende forma attraverso la rappresentazione di oggetti e situazioni su grandi tele, mi racconti cosa la contraddistingue? quando ti soffermi e inizia a prendere forma l'opera?
Un lavoro può nascere da un’idea, quando sono fortunato, altre volte l’esigenza di dipingere e sperimentare mi permette di scegliere soggetti in cui il legame con me è puramente formale e superficiale. La cosa che accomuna i miei lavori è la fede nella realtà. La mia volontà è quella di rappresentare le cose così come sono per sorprendermi della loro indifferenza e allo stesso tempo potenza comunicativa.

In alcune delle tue pitture appare la figura umana, mai delineata o completa; che ruolo ricopre all'interno di esse?
La figura umana, come gli altri elementi che mi circondano, diventa un pretesto per dipingere. La figura umana in un dipinto tende ad attirare a sé tutta l'attenzione, quello che cerco di fare, nascondendola o dipingendo solo delle parti, è di inserirla nel quadro nella maniera più naturale possibile.

Das rote Telefon I e II, Grey telephone e Upside down telephone; quattro lavori dedicati al telefono; come nascono e cosa raccontano queste opere?
Das rote Telefon I e II raffigurano rispettivamente il fronte e il retro di un telefono rosso appartenuto ad Adolf Hitler negli ultimi anni della sua vita. quando ho visto questo telefono sono rimasto brutalmente colpito dal senso di terrore che emanava questo oggetto e allo stesso tempo da un senso di nostalgia di questi vecchi telefoni che popolano la nostra memoria. Pensare Das rote telefon come un lavoro sulla Shoah significa portarlo dentro una lettura morale dal perimetro già fissato, lo ho pensato invece come un quadro sulla tensione instaurata dal nostro naturale bisogno di sapere e di vedere con l’inquieta accettazione della nostra posizione di debolezza, che ci costringe a negoziare tra ciò che vediamo e ciò che esso rappresenta e di come poter accettare l’inquieto e tragico presagio che si cela dietro un semplice telefono rosso. Gray telephone e Upside down telephone sono, di contrasto, la rappresentazione del telefono che vedo ogni mattina sul comodino vicino al letto in cui dormo. un vecchio telefono appartenuto alla famiglia della mia compagna. Credo che questi lavori dei telefoni siano gli antipodi di ciò che voglio rappresentare, da una parte l’odio e dall’altro l’amore.

Mi racconto la mostra e le opere esposte da Boccanera Gallery?
La mostra attualmente in corso da Boccanera Gallery Milano, raggruppa una serie di opere su carta e su tela di piccole dimensioni. Una serie di dipinti raffiguranti persone e scene di vita quotidiana presi da foto che ho fatto o raccolto nel corso dell’anno scorso. Visitare una mostra di dipinti di grandi dimensioni e una di quadri con misure ridotte è molto differente, sono due approcci diversi di vedere i quadri

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