domenica 22 marzo 2020

Interview with Francesco Gioacchini

Francesco Gioacchini, classe 1985, è pittore contemporaneo italiano. Il suo lavoro è caratterizzato dal tema del limite, una ricerca che che prende forma attraverso una rappresentazione visiva anche attraverso la tecnica utilizzata. Di seguito l'intervista con l'artista.

Chi è Francesco Gioacchini e qual è il percorso che ti ha portato a diventare artista? 
Ho una formazione universitaria in Comunicazione editoriale che ha preceduto il mio percorso artistico e mi sono avvicinato relativamente tardi all’arte. Attorno ai vent’anni ho iniziato a conoscere meglio l’arte contemporanea, a studiare in maniera più approfondita, dedicandomi principalmente al disegno. Dopo aver seguito un corso estivo in pittura alla Slade School of Fine Art di Londra ho deciso di iscrivermi, a ventinove anni, all’Accademia di Belle Arti di Macerata dove mi sono poi laureato in pittura. Da quasi un anno vivo a Berlino dove ho uno studio e porto avanti la mia ricerca artistica.

La tua ricerca spazia fra differenti media che diventano il supporto della tua ricerca relativa alla condizione umana; cosa caratterizza il tuo lavoro e qual è il tuo approccio? 
Esatto, la mia ricerca si muove tra pittura, disegno e installazione, e in particolar modo la relazione tra disegno e pittura è ciò che caratterizza il mio lavoro attuale. L’idea di limite, di confine è qualcosa che mi interessa profondamente, tanto dal punto di vista di concetto, quanto da quello della forma e della rappresentazione visiva. Il mio lavoro è una riflessione su quelli che sono i confini tra pittura e disegno, tra oggetto tela e immagine, tra segno e significato, tra realtà e rappresentazione. Mi interessa quello che succede all’interno del perimetro della tela, o meglio, quello che potrebbe accadere ma che non è ancora accaduto. I confini del quadro sono dati dal quadro stesso e in questo spazio limitato, circoscritto, coesistono differenti elementi fisici, concreti e semantici. Mi piace pensare che la tela sia lì per dare qualcosa in più rispetto all’essere “solo” una superficie da coprire. Partendo da riferimenti legati alla storia dell’arte, alla letteratura e alla cultura contemporanea porto avanti una ricerca visiva costituita da contrasti, collisioni e sovrapposizioni di significati e di media.

 Sissily unisce scultura e pittura, come nasce l'opera e cosa la caratterizza? 
Sissily è parte di un ciclo di lavori che gravitano, per l’appunto, attorno ai concetti di limite e di confine. Il titolo dell’opera è un acronimo formato dalle iniziali di sette Paesi a maggioranza islamica ai quali, nel 2017, è stato temporaneamente interdetto l’ingresso negli Stati Uniti; tale evento si è inserito all’interno del progetto artistico che è diventato poi la mia prima personale. In Sissily, sette bandiere dipinte sono affiancate ad un articolo del New York Times, stampato su tela, che riporta la notizia dell’esclusione dei Sette Paesi dagli USA, mentre i frammenti di sette recipienti in ceramica giacciono a terra di fronte alle bandiere dialogando con un’altra installazione presente in mostra. Le bandiere ed il testo dell’articolo si trovano quindi a comunicare con un elemento scultoreo / installativo ampliando lo spazio visivo e creando quindi un intervento tridimensionale. Mi interessava l’idea che le persone, avvicinandosi alle piccole bandiere dipinte, “inciampassero” e si trovassero a calpestare (o ad evitare) i frammenti presenti a terra.



Alla Green Hill Gallery, In//Between #4, hai esposto una serie di tele e interventi caratterizzati da una sovrapposizione e intervento aggiunto successivamente dal soggetto di base. In particolare mi riferisco alla serie Two Kids. Come nasce questo set e la mostra a Berlino? 
Come hai detto la serie Two Kids, insieme ad altre installazioni ed interventi ambientali, è parte di una mostra collettiva che si è tenuta alla Green Hill Gallery di Berlino, al termine di una residenza d’artista a cui ho partecipato nella primavera/estate 2019. La residenza, e successivamente la mostra In//Between #4, hanno messo insieme otto artisti provenienti da sette Paesi differenti; nel corso della residenza abbiamo trovato dei punti in comune nelle nostre rispettive ricerche e siamo arrivati a scegliere la tematica “Pubblico e Privato” come cornice concettuale entro cui agire. La decisione successiva è stata quella di ricreare un appartamento all’interno della galleria, utilizzando e trasformando quindi l’intero spazio della galleria in un ambiente domestico e esplorando il confine labile tra il concetto di “pubblico” e quello di “privato”. Si è trattata quindi di una mostra collettiva e collaborativa, dove gran parte del lavoro è stato discusso, condiviso ed eseguito di comune accordo. In linea con il concept della mostra, le mie tre tele, mostrano, come giustamente hai anticipato, una sovrapposizione ed una stratificazione di elementi contrapposti, duali, sia dal punto di vista dello stile pittorico che dei media utilizzati. Le figure sullo sfondo sono invase e in qualche modo messe in discussione dallo spray che “rivendica” il proprio spazio, la propria p r e s e n z a , c r e a n d o u n c o n f l i t t o t u t t o i n t e r n o a l p e r i m e t r o d e l l a t e l a .

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