sabato 21 dicembre 2019

Interview with Davide Monaldi


Davide Monaldi, classe 1983, è artista italiano che lavora con la scultura. La ceramica è il medium per la narrazione dell'ordinario attraverso soggetti d'uso comune che evoca il comune immaginario dandovi una nuova connotazione. Di seguito l'intervista con l'artista.

Chi è Davide Monaldi e qual'è il percorso che ti ha fatto diventare artista?
Mi chiamo Davide Monaldi e sono nato a San benedetto del Tronto nel 1983, ho frequentato l'istituto d'arte ad Ascoli Piceno e successivamente mi sono laureato in scultura alla RUFA (Rome University of Fine Arts) a Roma, ho vissuto a Londra per un periodo frequentando un corso di illustrazione presso il Central Saint Martins college dopodiché' sono tornato a Roma dove attualmente vivo e lavoro.

I tuoi lavori e la tua ricerca artistica sono caratterizzati dall'uso della cermica. I tuoi soggtti sono spesso comuni e attraverso una rielaborazione prendono forma nelle tue sculture. Mi parli del tuo processo e cosa ti porta a selezionare determinati topic?
Il mio lavoro consiste nella narrazione di piccole storie personali ispirate dalla vita di tutti i giorni, la ceramica è il materiale che ho scelto per sviluppare i miei progetti, mi permette di raccontare di me stesso e delle mie vicissitudini in modo intimo e solo apparentemente semplice. Ho iniziato il mio percorso di ricerca con il disegno, dopo aver sperimentato questa tecnica per diversi anni, ho sentito la necessità di ampliare i miei orizzonti ed è così che mi sono avvicinato, nel 2009, alla ceramica, una tecnica che ho sentito da subito come ideale per la traduzione scultorea dei miei soggetti grafici. Sono partito da una selezione di immagini che dal mio punto di vista sarebbero state più adatte ad essere
rielaborate in scultura, soprattutto soggetti figurativi, da quel punto in poi, nel corso degli anni, mi sono mosso verso differenti direzioni, sempre utilizzando la ceramica attraverso assemblaggi e lavori di carattere più installativo. Opere come Carta da parati, Elastici, Trucioli e Chewingums non sono pensati solamente per ingannare l’osservatore con il loro iperrealismo ma anche per la fascinazione scultorea che ho sentito verso questi soggetti, infatti, un aspetto che mi interessava molto era la sfida da un punto di vista tecnico in quanto lo sviluppo in scultura di oggetti cosi delicati richiede una perizia particolare. Inoltre questa serie di lavori è da intendersi come un’indagine su oggetti legati alla quotidianità, spesso privi di importanza ai nostri occhi ma che vengono nobilitati attraverso la traduzione scultorea. L’opera Carta da parati, in particolare, nasce dalla volontà di unire elementi appartenenti al processo industriale, con altri da me realizzati. Ero affascinato dalla possibilità di creare un’opera ibrida che prendesse spunto sia dal freddo mondo della serialità industriale che da quello del lavoro artigianale, più caldo ed espressivo anche per le piccole imperfezioni che ne derivano. Inoltre questo lavoro è anche un’allusione alla mia storia personale con un forte legame ai ricordi di infanzia.


365 è un tuo progetto che presenta 365 sculture di piccola dimensione rappresnetanti altrettante persone differenti. Cosa caratterizza questo lavoro e come si è sviluppato? Ti sei ispirato a qualcuno per i soggetti?
365 consiste in 365 piccole sculture autoritratto realizzate in ceramica smaltata, ne ho realizzata una al giorno per un anno, ciascuna figura e' rappresentata con l'abbigliamento che avevo in quel determinato giorno. In quest'opera è possibile riconoscere l'alternarsi delle stagioni attraverso il passaggio dai cappotti invernali al costume da bagno, anche il colorito della carnagione cambia dal pallido invernale all'abbronzato della stagione estiva. L'autoritratto è un soggetto che negli anni ho usato molto declinandolo in molteplici varianti, quest'opera è" la massima espressione" di questa mia parte di ricerca.

Sibille è un progetto che unisce differenti sculture, una parete ricca di citofoni con una serie di nomi si relazionano ad una serie di battiporta dal gusto "classico". Mi raccolti come nasce il progetto e cosa lo caratterizza? di chi sono i nomi sui campanelli?
Le Sibille sono figure presenti nella mitologia greca e in quella romana, sono vergini dotate di virtù' profetiche ispirate da un dio, in grado di fornire responsi e fare predizioni. Questo lavoro, che si compone di molteplici citofoni realizzati in ceramica smaltata e disposti l’uno accanto all'altro, prende spunto proprio da queste figure mitologiche. I citofoni, sulle targhette dei quali non ci sono nomi di gente comune bensì dei più influenti personaggi della storia dell’umanità ormai defunti, fungono essi stessi da “Sibille” attraverso le quali le divinità da consultare sono grandi personalità realmente esistite. In questa surreale rivisitazione ciascuno di noi potrebbe idealmente mettersi in contatto con la figura storica a cui è maggiormente interessato “citofonandogli”. Uno storico potrebbe consultare John Kennedy per chiedergli delucidazioni su fatti poco chiari della storia americana, un giovane regista chiedere a Fellini aiuto su degli aspetti filmici, un pensatore discutere di filosofia con Nietzsche e così via...
Questo progetto nasce da una riflessione sul passato, il mito, la spiritualità e, in generale, la necessità di avere conferme sul proprio percorso di vita nella ricerca di se stessi. Spesso nel mio lavoro mi sono avvalso dell’utilizzo di oggetti ordinari, legati alla quotidianità, ripensandoli e stravolgendoli di significato. In questo caso specifico dei banali citofoni fungono da tramite con l’aldilà.

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