mercoledì 6 gennaio 2016

Interview with Fernando Cobelo | Ordinary Young Man

Fernando Cobelo, classe 1988, è architetto e designer che vive e lavora a Torino dove ha frequentato il Politecnico dopo la Central University of Venezuela. Ordinary Young Man è il suo mezzo di parlare con le illustrazioni, di raffigurare i sentimenti attraverso le immagini, un progetto semplice quanto diretto che da libero flusso alle proprie emozioni. Dopo aver scoperto i suoi lavori su instagram, vi propongo di seguito una breve intervista.


Chi c'è dietro a Ordinary Young Man? e come sei diventato illustratore?

Dietro a Ordinary Young Man ci sei tu, ci sono io, c’è il tuo vicino di casa o anche qualche nostro amico dell’infanzia. Lui non è nessuno, ma allo stesso tempo è tutti. La verità è che se qualche volta ti sei sentito rappresentato dai suoi sentimenti, allora lui è anche te.
Sarà molto difficile che dalla mia bocca escano le parole “sono un illustratore”, perché non potrei, in questo momento, considerarmi tale. Sono semplicemente una persona che ha un progetto d’illustrazione, che è nato dal bisogno di sfogare, in qualche modo, i pensieri che a volte perseguitano la mente. Dal primo giorno mi sono reso conto che l’illustrazione è il mezzo più profondo e sentimentale di tutti. Ed è stato proprio quello di cui avevo e ho ancora bisogno.

Qual è l'idea alla base del progetto e cosa vuoi trasmettere con le tue illustrazioni?

L’idea è rappresentare dei sentimenti ordinari attraverso elementi straordinari, usando però la minor quantità di linee possibili. E’ un processo strettamente legato alle emozioni. Se un’illustrazione rappresenta la tristezza, è perché probabilmente è stata fatta mentre sentivo ciò. Lo stesso succede con il resto: gli impulsi, gli animi e le sensazioni sono la fonte d’ispirazione.

L'universo, lontano ma anche vicino, la realtà e il sogno, è un tema ricorrente nei tuoi lavori, mi puoi raccontare il suo significato? 

Ci sono, in effetti, alcuni elementi che ormai relaziono a certi tipi di emozioni: l’infinità dell’universo, per esempio, rappresenta la parte positiva dei miei personaggi, i loro sogni, l’immensità che hanno dentro loro stessi; gli uccelli e le farfalle descrivono il senso di libertà; i mostri raccontano le paure, le ansie, le paranoie, sempre più ricorrenti. Gli elementi potrebbero ben essere pochi, ma cambia sempre il modo in cui vengono usati.

I tuoi disegni esternalizzano emozioni, quello che proviamo e che spesso facciamo fatica a trasmettere, attraverso il tuo "Ordinary Young Man". Come trasformi queste sensazioni in immagini?
E’ un processo che coinvolge tutto te stesso e non solo la tua testa o la tua mano. Bisogna capire – ma capire sul serio – ciò che stai sentendo e la situazione per la quale stai passando. Aggiungi poi un po’ d’immaginazione e il resto è una semplice catarsi. Non sono mai stato bravo a parlare di me e di ciò che posso o non sentire. L’illustrazione, quindi, mette le parole dove più ne ho bisogno, ed è questo il bello.

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